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L’asilo nido riscrive il microbioma dei bambini

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Una nuova ricerca italiana ha rivelato che andare all’asilo nido modifica profondamente il microbioma intestinale dei bambini tanto che, nell’arco di pochi mesi, lo scambio di batteri tra coetanei supera quello ereditato dalla famiglia. Il risultato, pubblicato su Nature dal gruppo di ricerca guidato dal professore Nicola Segata del Dipartimento CIBIO dell’Università di Trento, apre una prospettiva inedita sulla maturazione microbica nei primi anni di vita.

Lo studio, denominato MicroTouch-baby, ha monitorato 43 bambini con un’età media di 10 mesi al momento dell’ingresso in tre asili nido della provincia di Trento. Il campione analizzato comprendeva un totale di 134 persone, tra cui 39 madri, 30 padri, 7 fratelli maggiori, 10 educatori e cinque animali domestici. Nel corso dell’indagine sono stati raccolti più di 1.000 campioni di feci in prelievi settimanali e il DNA microbico è stato sequenziato per seguire in dettaglio il movimento dei singoli ceppi tra individui e ambienti, domestici e scolastici.

Prima dell’entrata al nido, il microbioma dei bambini rifletteva principalmente l’influenza della madre e del contesto familiare. Tuttavia, già dopo un mese di frequenza, si osservano chiare evidenze di trasmissione microbica tra compagni di classe. Nel giro di quattro mesi, i piccoli condividono con i loro coetanei circa il 15-20% delle specie microbiche presenti nel loro intestino, una quota che supera quella derivata dalla convivenza familiare già entro la fine del primo trimestre di frequenza.

L’intestino dei bambini, non ancora completamente maturo dal punto di vista immunitario, si presenta come un ambiente altamente ricettivo per nuovi ceppi batterici. I risultati indicano che i fratelli maggiori agiscono da fonti microbiche importanti, contribuendo a una maggiore ricchezza e diversità del microbioma nei bambini che ne hanno in casa. Al contrario, animali domestici come cani e gatti trasmettono ceppi specifici soprattutto ai piccoli e non agli adulti, probabilmente a causa dell’intimità e della vicinanza nelle interazioni quotidiane.

Un altro aspetto significativo riguarda l’uso di antibiotici: secondo Segata, l’assunzione di questi farmaci non solo elimina i patogeni bersaglio, ma riduce anche la quantità e la varietà del microbioma. Sorprendentemente, nei mesi successivi a un trattamento antibiotico i bambini tendevano ad acquisire un numero maggiore di nuovi ceppi dai coetanei, suggerendo che un microbioma disturbato sia più pronto ad accogliere batteri esterni per ristabilirne l’equilibrio.

Nel complesso, il lavoro del team trentino suggerisce che la socializzazione precoce all’asilo nido comporta un massiccio scambio di batteri intestinali, che rapidamente ridisegna il profilo microbico individuale in favore di una maggiore diversità. Questa diversità, a sua volta, è fondamentale per l’“addestramento” del sistema immunitario ancora in via di sviluppo nei primi anni di vita.

La ricerca italiana modifica quindi il paradigma prevalente sulla maturazione del microbioma nei primi mille giorni di vita, proponendo l’asilo nido non solo come luogo di crescita educativa, ma anche come un ambiente biologicamente attivo che contribuisce in modo significativo alla formazione della comunità microbica dell’individuo. I piccoli compagni di gioco lasciano un’impronta invisibile ma potenzialmente duratura sulla salute intestinale dei bambini.

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