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Le caselle web traboccano di spam

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Anche internet produce rifiuti. Caselle e-mail intasate da pubblicità non richiesta: la rete prova a fermare la spazzatura, con l’Ue in testa La consultazione della posta elettronica è abitudine quotidiana per centinaia di milioni di persone nel mondo. Impiegati, studenti, commercianti, casalinghe: (quasi) nessuno sfugge alla comunicazione via web, ‘arricchita’ però anche dalle e-mail spazzatura, vero e proprio rompicapo per molti internauti. Lo spam riempie senza soluzione di continuità i più famosi service di posta: Gmail, Hotmail, Email e via discorrendo. I dati trimestrali raccolti da Sophos, società che opera nel settore della sicurezza informatica, fanno chiarezza sull’attuale situazione mondiale dello spam. Il rapporto, pubblicato nei giorni scorsi, fornisce alcuni numeri del fenomeno, stilando una classica dei dodici maggiori produttori di rifiuti e-mail al marzo 2009. Gli Stati Uniti confermano il loro predominio nel campo, totalizzando il 15,5% dei messaggi spazzatura in circolazione a livello planetario. Al secondo posto della poco ambita élite si piazza il Brasile, con il 10,2% (il paese sudamericano ha più che raddoppiato il dato rispetto al marzo 2008). La Cina, colosso in espansione nell’ambito della tecnologia informatica e potenzialmente fulcro della pirateria web, completa il podio con il 7,7% dello spam. La Gran Bretagna, invece, esce dalla classifica per la prima volta in due anni, avendo limitato al 2,1% le e-mail nocive inviate nel mondo. Le cose sembrano andare meglio anche in Italia: i computer nostrani producono meno rifiuti e intasano meno le caselle di posta elettronica del globo, rispetto a dodici mesi fa. Lo Stivale scende dall’ottavo al dodicesimo posto della graduatoria, al 2,3%. “Gli Stati Uniti hanno compiuto passi avanti verso la riduzione del volume di spam rispetto al precedente trimestre, in cui i pc a stelle e strisce hanno inviato quasi un quinto di tutti i messaggi di spam in circolazione” ha dichiarato Walter Narisoni, sales engineer manager di Sophos Italia. Il Sud America si propone invece come nuovo polo del crimine e dell’inquinamento via web, come specificato dalla ricerca in analisi: “Non è un segreto che il Brasile sia stato associato per lungo tempo al crimine informatico. E’ certamente una tendenza da tenere sotto stretta sorveglianza”. Anche l’Argentina appare nella top 10 (nona, con il 2,8% ). Flagello della posta elettronica difficile da arginare, lo spam rappresenta il 97% di tutte le e-mail che arrivano nei server di posta aziendali, consumando risorse e causando spreco di tempo e perdita di produttività Inoltre, è metodo privilegiato per la vendita online di merci contraffatte o illegali. Non bastasse questo, i messaggi spazzatura provengono quasi sempre da computer infettati da malware e contribuiscono alla diffusione di virus e disfunzioni nei pc del globo. Per proteggersi, gli utenti non possono far altro che aggiornare i propri software antivirus e antispam, cancellando immediatamente (senza aprirle) le e-mail provenienti da mittenti sconosciuti e sospetti, individuabili spesso dall’oggetto di posta. In prima linea nella lotta alle e-mail spazzatura si trova l’Unione europea. Bruxelles vuole che gli Stati membri adottino “sanzioni civili e penali per combattere la posta indesiderata”. In un documento redatto questa settimana dalla commissione per le Telecomunicazioni, si fa notare come  “lo spam è una piaga che colpisce quotidianamente il 65% dei cittadini Ue”. Viviane Reding, capo della Commissione e sempre vigile rispetto alle problematiche di privacy e gestione del web, ha recentemente proposto l’istituzione di una carica ufficiale europea per la sicurezza internet nel Vecchio Continente. In Europa si produce il 23,6% dello spam mondiale, più che in Nord e Sud America (entrambi intorno al 19%). Solo l’Asia, con Stati spesso privi di una qualsivoglia regolamentazione e sensibilità a riguardo, fa peggio, con il 34,8%. La posta inquinante ha trovato negli ultimi mesi nuova linfa e nuova diffusione tramite le reti dei social network, la cui iscrizione avviene tramite il rilascio di un indirizzo e-mail valido. Gli internauti devono così farsi sempre più scaltri e attenti: se la spazzatura è solo digitale, infatti, i danni economico-informatici e il tremendo fastidio sono decisamente reali. • Stefano Pini

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