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Lerner, Monti e la nostalgia per l’Ulivo che non fu

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di Giorgio Bellocci Non si reca offesa a Gad Lerner, uno dei giornalisti più preparati e carismatici che l’Italia può vantare, se si afferma che L’infedele aveva fatto il suo tempo. Non per gli ascolti non scintillanti, che quelli poco importano in fondo se si parla di televisione di qualità (perché tale è stata la proposta del talk de La7); bensì per il format verboso, a volte anche un po’ autoreferenziale, lungo quasi tre ore. E questo a prescindere dalla bravura di Gad. Così, mentre La7 è sempre oggetto di indiscrezioni per il passaggio di proprietà, il nostro si è inventato un programma asciutto, con pochi ospiti (aspetto raro per i talk nostrani ma molto apprezzabile). Pronto a entrare nella fase televisiva della Terza Repubblica con la piena approvazione dell’attuale management della rete (per quello a venire si vedrà…). Zeta , in onda dal 25 gennaio ogni venerdì alle 22.15, è titolo che fa esplicito riferimento a Z l’orgia del potere , celebre film del regista Costa Gavras nel quale si raccontava la vigilia del colpo di stato dei colonnelli in Grecia. ” Zeta come simbolo di un’orgia del potere che dà scandalo al cospetto della maggioranza dei cittadini in difficoltà “, ha affermato super Gad, anche da buon cinefilo. Per ogni puntata è prevista la presenza in studio di un personaggio, possibilmente legato, per vie politiche o per altro, ai cosiddetti poteri forti. Nel primo appuntamento di venerdì scorso il giornalista è riuscito nella miracolosa impresa di far dialogare cordialmente due feroci avversari come Mario Monti, l’ospite di turno, e Stefano Fassina, responsabile economia per il PD. Inciso importante: si è visto da subito che l’obiettivo di Gad non è quello di creare a tutti i costi un legame tra l’orgia di potere narrata da Gavras e l’ospite… vittima. Dipende da come si sviluppa il canovaccio. Personalmente trovo che Monti, con il consueto garbo e aplomb british, sia riuscito facilmente ad allontanare ogni sospetto. Davanti a certe dichiarazioni del premier credo anche di aver scorto sul volto di Lerner una piccola lacrima furtiva che simboleggiava un tocco di nostalgia di cosa poteva essere (e non fu) l’Ulivo di Prodi da lui tanto sostenuto! 

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