La tv dà i numeri di Giorgio Bellocci E’ pericoloso programmare un telefilm come The L Word in Italia… In un paese dove il ministro per le Pari opportunità è figlia di un amico del premier: Mara Carfagna, colei che ha negato il patrocinio governativo all’ultimo Gay Pride con motivazioni risibili. In un paese dove il potere della Chiesa diventa sempre più invadente alla faccia dello stato laico, ponendo freni nel campo dei più elementari diritti civili, compresi quelli riferiti alla sessualità. In un paese, infine, dove l’ex deputato di Rifondazione comunista Vladimir Luxuria voleva presentare un progetto di legge per far pagare al servizio sanitario nazionale l’intervento per un nuovo seno. Luxuria ha parlato di “adeguamento di genere” e di supporto psicologico, che è come se io volessi trapiantarmi il volto di Brad Pitt considerata l’età che avanza e lo scarso successo con le donne… Insomma, in questo contesto da valle di lacrime ci vorrebbe una fiction che racconti veramente la realtà omosessuale nelle sue sfaccettature, con i travagli, le gioie e le sofferenze del caso. The L Word (La7, mercoledì ore 23:50), con le sue disinvolte e super-belle lesbiche che si muovono negli ambienti iper-trendy di Los Angeles, offre un’immagine a dir poco distorta: il messaggio veicolato dalla serie è che “lesbo” è chic, protettivo, ed è l’unico antidoto alla crisi della coppia tradizionale. Poco importa se l’orientamento non nasce spontaneamente bensì dal desiderio di seguire solo delle mode. Io donna ha recentemente pubblicato un interessante articolo sugli stili di vita delle adolescenti italiane. Nel rapporto emergeva anche la tendenza ad allacciare rapporti omosessuali solo per non sentirsi tagliate fuori dai riti che come un passaparola si diffondono tramite pubblicazioni ad hoc, frequentazioni di locali in tema, ecc. The L Word , malgrado l’auditel lo releghi tra i programmi di nicchia, ha suscitato grande interesse nei media, dai femminili più glamour ai quotidiani nazionali passando per le riviste care ai teen ager. Per i motivi che ho illustrato il telefilm è per me fortemente diseducativo e di scarso aiuto alla causa omosessuale. L’aspetto produttivo è però di primo livello, dalla regia molto ricercata a sprazzi di dialoghi fuori dai canoni stereotipati. Quest’ultimo aspetto è stato colto anche da Leo Damerini, oggi il più grande esperto italiano di serie tv, che recentemente ha pubblicato insieme a Chiara Poli La vita è un telefilm (Garzanti, 15 €). Il libro si presenta come una guida a tema con oltre 2.000 citazioni tra frasi e battute tratte dai telefilm di ogni epoca. La più carina tra quelle scelte per The L Word è del personaggio Alice Pieszecki: “Per le lesbiche, amicizia è sinonimo di preliminari”!
Lesbo fiction inutile ma ok per libro di citazioni

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