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L’informazione trasloca sul web

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La crisi della carta stampata contagia tutte le testate più importanti. Si investe nel crescente mercato web, nuovo mercato del giornalismo. Il mercato della carta stampata si fa sempre più ristretto, ed ecco che, a cavallo tra il 2008 e il 2009, il passaggio dell’informazione dal formato cartaceo a quello digitale ha subito una forte accelerazione. Diversi giornali vedono nel web l’unica ancora di salvezza possibile: gli utenti sono in aumento, cercano informazione ben fatta e di rapida fruizione. E le commesse pubblicitarie non mancano, per il momento. Il mercato di internet ha un potenziale enorme, un’utenza vasta ed eterogenea, anche per le news e la scrittura giornalistica: è in crescita, ma ancora non adeguatamente sfruttato. Un recente studio fatto da Gartner rivela come i giornali non riescano ancora a interpretare a pieno l’influente ruolo che la rete potrebbe riservare loro: a causa di alcune imperfezioni tecniche (la scarsa ottimizzazione dei sistemi di ricerca interni ai siti web), di una errata promozione del prodotto e di una mancanza di integrazione tra contenuti e funzionalità sociali del mezzo (l’insufficiente multimedialità delle pagine). Gli utenti tendono perciò a non scegliere una testata online particolare, limitando il processo di fidelizzazione che è fondamentale anche per l’informazione digitale. Se è vero che ancora i giornalisti non riescono a trarre dal web tutti i vantaggi e gli spunti possibili, è altrettanto vero che, nel 2008, si sono avuti riscontri più che positivi delle potenzialità economiche del mezzo. Secondo l’Internet Advertising Revenue Report, i profitti derivati dalla pubblicità su internet hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 23,4 miliardi di dollari. Il mercato specifico è cresciuto del 10,6% e, per il quinto anno consecutivo, le sue cifre sono in levare, con gli ad sui siti a taglio mediatico (news e simili) in salita del 7%. I grandi nomi dell’informazione anglosassone sembrano aver fiutato il profumo dei soldi e, nonostante siano stati costretti a tagli importanti del personale e delle spese, stanno investendo con fiducia disperata nell’online. In Gran Bretagna, The Guardian resta metro di paragone per tutti: la testata di Londra ha lanciato una open platform per la diffusione dei propri contenuti, puntando sui ricavi pubblicitari garantiti dai banner che i fruitori saranno obbligati a esporre sulle proprie pagine web. Guardian.co.uk attira ogni mese quasi 30 milioni di utenti unici da tutto il mondo, a dimostrazione della qualità del suo servizio. I giornali d’oltremanica hanno visto crescere la loro popolarità su internet, con The Times  (23 milioni di accessi al mese, +52%) e The Independent (+17%) che progettano sezioni a pagamento dei loro siti, per incrementare i profitti. Negli Stati Uniti, The New York Times ha ridotto lo staff di 100 unità ma ha investito in due iniziative particolari riguardanti la rete: un network di siti locali (The Local, appunto) a creare un canale verticale d’informazione per le piccole comunità, che interagiscono in prima persona con la testata, e la nuova edizione online dell’International Herald Tribune. Il Seattle Post-Intelligencer, invece, ha chiuso i battenti a metà marzo, dopo 130 anni di storia, per riaprire esclusivamente in rete. In tutto questo sommovimento, le testate italiane appaiono un po’ in ritardo. Tutti i maggiori quotidiani hanno subito una contrazione delle vendite e fanno sempre più fatica a riorganizzare le proprie strutture, in conseguenza della crisi del settore editoriale. Il Corriere della Sera, nel 2008, ha perso l’8,5% dei lettori, La Repubblica addirittura il 19% (dopo aver fermato la distribuzione nelle scuole). Mancano ancora, in Italia, uno studio vero del giornalismo web e un progetto cosciente su di esso, che porti sviluppo. Internet può essere ossigeno fresco per l’informazione in difficoltà, sotto forma di proventi pubblicitari in crescita. La velocità, l’attualità e i costi bassi del web sono un incentivo agli investimenti nel settore. Bisogna puntare sulla qualità del prodotto, sulla scrittura professionale e su contenuti sempre più multimediali (il vero plus del giornalismo digitale). Per evitare che l’informazione, a causa della debolezza del formato cartaceo, diventi esclusiva dei blog, spesso vittime di qualunquismo anche tecnico. • Stefano Pini

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