Di Giorgio Bellocci “Siamo sotto shock, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il suo profondo disagio. Ora è troppo tardi” (avvocato Caterina Calia)… “Era un suicidio prevedibile. Le mie collaboratrici mi dicevano che era un caso drammatico” (Angiolo Marroni, garante dei detenuti del Lazio)… Dallo scorso primo novembre, data in cui sono state raccolte dalla stampa queste dichiarazioni, nessuno tra i programmi di approfondimento o tra i talk in stile “Ballarò” o “L’infedele” ha sentito l’urgenza di dedicare uno spazio all’emergenza dello stato delle carceri italiane. Il 31 ottobre si era impiccata a Rebibbia l’ex brigatista Diana Blefari Melazzi, condannata all’ergastolo per concorso nell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi. Nell’aprile del 2009 il tribunale di Roma aveva disposto una perizia psichiatrica per verificare la capacità di intendere della Blefari. Il percorso era stato seguito con tenacia dall’avvocato della donna, come ben riassunto dalla dichiarazione riportata in apertura di questo articolo… Tutto reso inutile dal gesto disperato della Blefari. Ecco, visto cosa emerge quotidianamente dalla cronaca questo è il momento migliore per esprimere solidarietà a Floris, Santoro, Vespa, Annuziata, Paragone e altri giornalisti televisivi, sia per le scellerate decisioni del CDA della Rai, sia per il penoso comportamento di alcuni membri dell’Agcom (vedi le telefonate tra Silvio Berlusconi e Giancarlo Innocenzi). Ma è anche il momento per ricordare che ogni telespettatore ha un tema di cui gradirebbe la trattazione e che viene ignorato. Parlo per me: siamo così sicuri che nel caso della Blefari si sia trattato di un suicidio? Più in generale possiamo affermare che il tema-carcere non tira nella televisione italiana. Peccato, perché per i diritti civili non dovrebbero esserci pregiudiziali legate allo share. Tutto ciò mi fa venire in mente Luca Barbareschi, che venerdì dopo uno stop di due settimane è riapparso su La7 con il suo show (grazie al ricorso vinto da Telecom Media presso il Tar del Lazio riguardo alla par condicio). In termini di ascolto Luca ha conosciuto la consueta Waterloo (1,60% di share), ma voglio dirlo appassionatamente: chissenefrega! Ci sarà modo di tornare su “Barbareschi Sciock”, i suoi pregi e le sue lungaggini. Per oggi mi importa ricordare che è stato l’unico programma in tempi recenti a parlare della realtà del carcere in termini molto concreti grazie all’interessamento del suo conduttore. Politico di destra, sempre più vicino alla corrente di Fini però, Barbareschi merita un plauso per aver ospitato in un dibattito sul tema quattro detenuti.
L’informazione tv e il disinteresse per le carceri

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