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Lo sport e i suoi diritti

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Il calcio va verso la vendita centralizzata dei diritti grazie ad Agcom e governo. Ecco come funziona negli altri sport.L’Antitrust ha detto sì alla vendita centralizzata dei diritti televisivi delle squadre di calcio “ma non imposta con legge e con nuovi criteri di mutualità per garantire un campionato più combattuto”. L’autorità, nella sua relazione finale sull’indagine conoscitiva svolta sul calcio professionistico, ammette che “l’attuale regime ha accentuato gli squilibri di tipo economico tra società maggiori e minori” e che è necessaria una riforma del settore. Riforma che il governo ha già messo a punto e sarà in discussione alla Camera a partire dal 17 gennaio. Il disegno di legge delega sulla disciplina dei diritti televisivi contiene alcune significative novità, non tutte però in linea con le osservazioni conclusive dell’Antitrust. Le disposizioni inoltre si estendono anche agli altri sport professionistici. Così come sostiene l’Antitrust, anche il disegno di legge è d’accordo sulla vendita centralizzata dei diritti televisivi. I criteri di ripartizione dei proventi della vendita dei diritti tv, spiega l’Antitrust, dovrebbero essere stabiliti in modo da “destinare una parte significativa dei proventi alle finalità mutualistiche (a vantaggio delle società di Serie A e B e del sistema calcio nel suo insieme) e attribuire una parte non residuale dei proventi sulla base di criteri meritocratici, prescindendo pertanto dai valori relativi al bacino d’utenza delle singole squadre”. Ripartizione che finora non c’è stata, creando un forte squilibrio tra società maggiori e minori. Il documento dell’Antitrust mette in luce che, nel mondo del calcio, “il vero problema consiste nell’inadeguatezza del vigente meccanismo di ripartizione delle risorse adottato in Italia: l’attuale sistema, prevedendo che le società debbano versare ai fini mutualistici il 19% dei loro proventi totali, non realizza appieno le tipiche esigenze solidaristiche in confronto con i meccanismi adottati in ambito europeo ”, dove vige un sistema di vendita centralizzata dei diritti. Antitrust e governo non convergono invece sul soggetto che dovrebbe occuparsi della gestione della vendita dei diritti tv. Il disegno di legge lo identifica nella Lega Calcio, mentre l’Antitrust sostiene che la ripartizione dovrebbe essere affidata a un organo esterno “o quantomeno a un organismo indipendente che risponda alla Figc sulla falsariga della Co.Vi.Soc.”. Questo perché, spiega l’autorità, esiste un conflitto d’interesse evidente: “le leghe, in quanto rappresentative delle società cui devono essere applicate le stesse regole di redistribuzione delle risorse, non sono i soggetti adatti alla definizione di tali regole” La vendita centralizzata dei diritti tv sarà estesa anche agli altri sport professionistici, che di fatto però vendono già i diritti attraverso la lega di riferimento, spesso attraverso una società esterna a cui trasferiscono questi diritti. Per esempio, i diritti per i campionati di pallavolo e basket sono già gestiti dalle rispettive leghe che li hanno ceduti alla tv satellitare a pagamento Sky. In particolare, la Lega Pallavolo (sia maschile sia femminile) ha venduto a Sky i diritti dei campionati di serie A per i prossimi tre anni, a partire dalla stagione 2006/2007. A livello internazionale, i diritti tv della Fipav (Federazione italiana pallavolo), nonché quelli pubblicitari e di marketing, saranno gestiti fino al 2010 da Media Partners . Sky detiene anche i diritti tv per la trasmissione, per le prossime tre stagioni, del campionato italiano di basket. Un accordo della stessa durata è stato siglato tra la Lega Basket e Telecom Italia per i diritti Adsl del campionato, che sarà visibile in diretta su Alice Home Tv. Nulla di fatto, invece, per la tv in chiaro: Rai, Mediaset e La7 da diversi anni non acquistano più i diritti tv per i due campionati, preferendo concentrarsi sugli eventi internazionali come la Formula 1 e il Motomondiale. Anche per questi eventi la gestione dei diritti è centralizzata ed è affidata a società esterne dalle rispettive federazioni. La Federazione internazionale automobilismo (Fia) ha appaltato la gestione commerciale del campionato mondiale alla società SIEC, di proprietà di CVC Capital Partners, gruppo finanziario britannico. Per l’Italia la Rai ha siglato un accordo per avere l’esclusiva dei Gran Premi fino al 2012. Per il Motomondiale la gestione dei diritti è curata dalla società spagnola Dorna Sport , che ha raggiunto un accordo con Mediaset per la trasmissione di tutte le gare delle tre classi (125cc, 250cc e MotoGp) fino al 2011. La Rai detiene anche i diritti della Coppa del mondo di sci, che fanno capo alla Fisi (Federazione italiana sport invernali) e sono gestiti da Media Partners. In tutti questi sport la suddivisione dei proventi dei diritti tra i vari club è gestita dall’organismo di riferimento secondo regole fissate internamente e stabilito di comune accordo dai club stessi e dai vari organismi. Nella sua relazione sul calcio l’Antitrust prende come esempio di ripartizione dei proventi dei diritti tv la Francia, dove “una quota maggioritaria è distribuita in parti eguali tra le società e una quota pari al 5% dei proventi viene attribuita allo Stato per promuovere e sovvenzionare i settori giovanili nonché contribuire alla crescita degli altri sport”. Il decreto di prossima approvazione stabilisce che le risorse che il mondo del calcio incasserà dalla vendita dei diritti televisivi saranno suddivise in questo modo: il 50% andrà in modo eguale a tutte le squadre di calcio, mentre le restanti risorse saranno ridistribuite in base al bacino di utenza e ai risultati sportivi conseguiti, con una quota residua destinata a fini di mutualità generale del sistema sportivo. Il decreto interviene anche nel regolare i rapporti di forza tra le varie piattaforme, introducendo l’allargamento dei vincoli di divieto di acquisto da parte di operatori che non possiedono una determinata piattaforma per facilitare quelle emergenti, come internet e i videofonini, permettendo così ai singoli operatori di negoziare direttamente – attraverso una gara – l’acquisto dei diritti senza doverli acquistare da altri broadcaster. Infatti si prevede che, per l’assegnazione dei diritti di trasmissione, sia fatta una gara diversa per ogni singola piattaforma (tv in chiaro, tv satellitare, tv digitale, internet e tv sul telefonino) e nessun operatore potrà partecipare a una gara per l’assegnazione dei diritti su una piattaforma che non esercita. • Paola Giudiceandrea

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