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Lucignolo e la polizia a caccia di prostitute

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La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci Mi è capitato di recente di assistere alla presentazione di un’interessante ricerca sul rapporto tra cultura e comunicazione commissionata dalla Provincia di Milano. Buona l’affluenza dei colleghi, ma percepibile l’ansia dell’ufficio stampa di turno per l’attesa dei corrispondenti di grandi quotidiani. Da Repubblica pare che sia arrivato in tempo reale un messaggio che alludeva alla contingente mancanza di forze e alla contemporaneità di un altro incontro stampa a Milano, dedicato a un evento televisivo. Spinto dalla curiosità, il giorno dopo ho scoperto che il quotidiano si è giocato il suo jolly, in termini di risorse, per la presentazione della nuova edizione di Lucignolo , rotocalco di Italia 1 ripartito lunedì 2 giugno. Forse era stato annunciato che Luca Tiraboschi, direttore di rete, avrebbe così commentato la presunta volgarità del programma (estrapolo da lancio di agenzia post conferenza): “… già dal titolo dovrebbe essere evidente il contenuto. Sennò lo avremmo intitolato Maria Goretti . Siamo borderline, ma parliamo dei Papaboys come dei rave party, senza giudicare…”. Impagabile Tiraboschi, che non a caso è ottimo fumettista (abituato perciò a dare interpretazioni surreali ai fatti). Oppure nelle pieghe dell’invito alla conferenza era stata anticipata la grande novità di Lucignolo , per altro ancora afflitto dalle incursioni di Melita Toniolo: le lezioni di seduzione del cummenda Mercadalli, reduce dai fasti del Grande Fratello! Per la cronaca la prima puntata ha ottenuto un ascolto dignitoso, poco meno di due milioni e mezzo di spettatori. Ma ha perso il confronto con Voyager su Raidue, rete che per il presunto target giovanile è considerata in diretta competizione con Italia 1. Ma queste sono quisquilie, perché è fuor di dubbio che se Mediaset  ha nuovamente messo su Lucignolo vuol dire che le indagini aziendali legate al gradimento hanno dato esito positivo. Con l’esplosione dell’estate Lucignolo viaggerà molto borderline , come direbbe Tiraboschi, andando a stimolare gli ormoni dei suoi giovani spettatori e posizionandosi sempre meglio nella gara auditel. Senza troppi sofismi, Lucignolo va vissuto come proposta di una tv commerciale che legittimamente cerca di fare cassa… E va sopportato anche quando i suoi giornalisti si piazzano nella macchina di una volante di polizia per perseguitare le prostitute delle strade milanesi: non so se è stato più fastidioso il goffo tentativo di far passare del puro voyeurismo come un’inchiesta in stile Pasolini, o l’incredibile comportamento delle forze dell’ordine, particolarmente eccitate per la presenza delle telecamere.

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