Gli abbonati ai servizi di tv mobile crescono, non i guadagni degli operatori. Però Screen Digest prevede utili entro i prossimi 5 anni Il mercato dei servizi di tv mobile supererà i 4,4 miliardi di euro entro il 2011. Il modello che funziona è quello dell’abbonamento che genererà il 90% dei ricavi. La società di analisi Screen Digest ha preso in considerazione Asia, Nordamerica ed Europa occidentale per cercare di capire come funziona e come crescerà il business dell’intrattenimento sui videofonini. Il report “Mobile TV: Business Models and Opportunities” analizza 25 paesi e offre due panoramiche: quella dell’industria televisiva e quella dei contenuti tv. Cresceranno gli abbonati ai servizi broadcast via cellulare in tutto il mondo con 140 milioni di abbonati. L’incremento più significativo sarà nel Nordamerica (Usa e Canada) con la base degli abbonati che arriverà a 28,8 milioni di unità con ricavi per 1,8 miliardi. Non tutto il mondo avrà una crescita così entusiasmante, perché il mercato asiatico (al momento il più lucrativo per la tv mobile) genererà minor ricavi rispetto a Usa e Europa. La parte del leone per quanto riguarda i ricavi sarà quella del Vecchio continente, che si taglierà una fetta del 42,5% del mercato contro il 40,5% degli Usa e il 17% dell’Asia. Come mai le ruggenti economie asiatiche arrancano? Semplice, perché il modello di business scelto per il lancio dei servizi di tv mobile è quello del free to air, con canali in chiaro e gratuiti. Si spiega così il successo in Giappone e Sud Corea della tv sui cellulari: non si paga nulla e si vede quello che si vuole. Interessante il capitolo della ricerca di Screen Digest che riguarda l’Italia dove al momento si stimano 850mila abbonati a servizi di unicast, cioè una trasmissione di dati per ogni utente che vuole ricevere servizi tv sul telefono cellulare. Ovviamente la crescita stimata per il 2011 prende in considerazione l’offerta broadcast, che consiste nella possibilità di far pervenire gli stessi servizi a molti utenti impiegando una larghezza di banda minore. Rimanendo sempre in ambito italiano, Screen Digest offre delle possibilità in più agli operatori che vogliono investire nel mercato della tv mobile. Si tratta dell’offerta “pay-as-you-go” (una sorta di pay per view) da aggiungere ai normali abbonamenti e che permetterebbe di triplicare i ricavi senza dover aumentare la base di abbonati, che porterebbe a più spese che ritorni economici per via di un mercato saturo. La tv genererà utili per il mercato dell’intrattenimento mobile più della musica e dei giochi messi insieme e, in Europa, rappresenterà il 27% del totale degli abbonati alla tv a pagamento. Gli introiti saranno divisi tra le aziende manifatturiere, quelle software, i creatori di contenuti e i proprietari delle reti di distribuzione del segnale. Non sarà un successo clamoroso, ma siamo ben lontani dal temuto flop della tv mobile. Nel “giro-giro tondo” del divertimento mobile Il 78% dell’audience mondiale di tv mobile si concentra in Corea del Sud e Giappone con 38 milioni di spettatori. La stima è quella della società di analisi Berg Insight. Nel resto del Globo la tv mobile stenta ancora a decollare per via dei costi ancora troppo alti di questo servizio. La costruzione di infrastrutture per i network, che dovrebbero diffondersi nella maggior parte dell’Europa e del Nordamerica entro pochi anni, pesa notevolmente sull’abbonato. Anche per Berg Inside il numero degli spettatori a livello mondiale, attualmente stimati intorno a 50 milioni, raggiungerà i 100 milioni nel 2010 e 150 milioni nel 2012. Il boom del servizio sarà in Europa nei prossimi anni. Per Nokia lo sviluppo sarà quello del “circular entertainment”: scambio di video, messaggi, foto e immagini via cellulare, che ha una buona componente di consumo di tv mobile (23% del totale dei consumatori). • Marco Scurati
Non (video)chiamatelo un flop

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