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Olmi e Monicelli: due giganti in tv

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Auditel – I numeri della tv di Giorgio Bellocci Lo scorso febbraio, durante la serata della consegna degli Oscar, le televisioni di tutto il mondo hanno immortalato una scena storica per gli amanti del cinema: Steven Spielberg, George Lucas, Clint Eastwood e Francis Ford Coppola che omaggiano Martin Scorsese, dominatore dell’evento grazie ai vari riconoscimenti per The Departed . Un flash su una straordinaria generazione di registi americani emersi negli anni 70, e ancora oggi in grande forma e in piena attività. Un pezzo di storia di una delle nazioni che più hanno dato al cinema… Domenica 25 marzo sono apparsi nella nostra televisione, quasi in contemporanea, Mario Monicelli (classe 1915) e Ermanno Olmi (1931), intervistati rispettivamente da Antonello Piroso a “Niente di personale” e da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Monicelli e Olmi, vale a dire due giganti del cinema italiano che a sua volta si è guadagnato stima e rispetto in tutto il mondo, almeno fino all’avvento degli 80, anche con altri “maestri” (Fellini, Germi, De Sica, Rosi, Antonioni, Risi e altri). Non è questo lo spazio per interrogarsi sul perché da noi è mancato un ricambio generazionale, in termini di grandi autori, dopo i successivi fasti targati Nanni Moretti e Bernardo Bertolucci. Ma certo in queste righe possiamo rallegrarci ogni qualvolta la nostra televisione si ricorda delle personalità che rappresentano l’orgoglio italiano all’estero. Ancora più di Giorgio Armani, Leonardo Del Vecchio e Valentino Rossi, solo per fare degli esempi. Nessuno si offenderà se davanti a Monicelli e Olmi ci mettiamo tutti sull’attenti! Un grazie sentito, dunque, a Fazio e Piroso. Fortunatamente “Che tempo che fa” è stato visto dalla solita vasta audience (18% di share), mentre continuo a pensare che Piroso meriti un gradimento più alto della “nicchia” di “Niente di personale” (2,50 %). L’intervista a Monicelli rappresenta  una perla per il talk de La7, e ossigeno in un momento in cui, per i noti fatti legati alle inchieste del pm Woodcock, si è aperto un dibattito che investe la qualità della proposta televisiva e il “peso” dei suoi protagonisti. A proposito: contesto il termine “vallettopoli” per l’indagine! E’ riduttivo ed è forma di scarso rispetto per tante ragazze che svolgono onestamente il lavoro di valletta nel segno di Sabina Ciuffini (icona anni 70 grazie a “Rischiatutto”).  

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