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Oncologia in Italia, tra standard of care e ferite ancora aperte

In Italia nel 2006 si contavano 253 strutture operative, 24 ciclotroni, 147 centri di radioterapia metabolica. La PET era in espansione rapida, ma ancora non pervasiva. La formazione degli specialisti stava attraversando una riforma profonda, con i decreti ministeriali del 2005 e del 2006 che ridisegnavano le scuole di specializzazione.

La fotografia oggi è irriconoscibile, nel senso migliore del termine!

La Medicina Nucleare italiana ha attraversato un’evoluzione che non ha confronti con altre discipline medico-scientifiche: la terapia con radioligandi (impensabile allora) è diventata standard of care in oncologia. Il PSMA, il DOTATATE, il lutezio-177 sono diventate parte del linguaggio quotidiano delle strutture ospedaliere. La PET ha cambiato radicalmente la stadiazione oncologica, la valutazione della risposta terapeutica, la pianificazione radioterapica. Le apparecchiature ibride PET/CT e PET/MR hanno trasformato non solo la qualità delle immagini, ma la stessa logica del referto. La dosimetria personalizzata ha smesso di essere un ambito esclusivamente sperimentale.

E’ cambiato anche il piano normativo: nuovi requisiti autorizzativi per i trattamenti terapeutici, nuove regole per le degenze protette e per l’accesso ai radiofarmaci innovativi, un nuovo assetto per la sperimentazione clinica, e un nuovo sistema tariffario.

Ma alcune cose non sono ancora cambiate, come il divario strutturale tra costi reali delle terapie avanzate e rimborsi del SSN, tuttora una ferita aperta che non si è ancora rimarginata.

Con l’edizione 2026, il Libro Bianco della Medicina Nucleare in Italia intende allora provare a comprendere una disciplina che sì ha cambiato la medicina, ma deve ora misurare la propria sostenibilità, la propria governance e il proprio peso istituzionale nel sistema sanitario italiano.

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