LA TV Dà I NUMERI di Giorgio Bellocci Quante storie ha raccontato la puntata di “Niente di personale” del 30 gennaio. Tra gli ospiti del talk condotto da Antonello Piroso c’erano anche la stralunata Patti Bravo e il grande Giuseppe Tornatore, in genere assai riluttante ad apparire. Ma le sfumature più interessanti del talk de La7 sono emerse dalla testimonianza della figlia di Walter Tobagi, il giornalista ucciso nel 1980 da un gruppo terrorista di estrema sinistra. Nell’interloquire con Benedetta Tobagi, Piroso ha ricordato i suoi primi passi da giornalista, quando gli articoli dei colleghi più affermati erano un must per i principianti. Bocca, Montanelli, Biagi… i soliti noti certo, ma anche Walter Tobagi e tantissimi altri. Questo frammento mi ha suggerito per associazione di idee il quadro dell’odierna situazione: la categoria, cui io stesso appartengo, ha perso l’autorevolezza di una volta. Tranne rare eccezioni il novero dei giornalisti per i quali veramente vale la pena spendere del tempo per una lettura si è ristretto. Non ho titoli per spiegare le motivazioni di una realtà che penso possa essere condivisa, ma credo che i presunti big di oggi siano troppo impegnati più o meno consapevolmente in uno scenario molto autoreferenziale. Un contesto dove per “fare notizia” bisogna alzare il tiro sui travagli del PD, sullo spogliatoio dell’Inter, sui legittimi diritti di Beppino Englaro (che esistono punto e basta, ed è eccessivo lo spazio dato dai media agli “integralisti della vita”). La fascia media vive di frustrazioni che hanno un’origine lontana, che investe pure delicate questioni sindacali e la famosa teoria dell’orticello da difendere… Piroso e la Tobagi hanno poi rievocato l’incredibile epilogo della tragedia consumatasi il 28 maggio 1980. Provo a riassumerlo molto brevemente: Marco Barbone, uno degli esecutori materiali del delitto Tobagi, venne arrestato dopo pochi mesi e la sua collaborazione con le forze dell’ordine portò all’arresto degli altri membri del gruppo. A conclusione del processo del 1983, grazie all’applicazione della legge sulle riduzioni di pena ai pentiti, Barbone fu condannato a 8 anni e scarcerato senza più scontare giorni di prigione. La sentenza creò molto scalpore nell’opinione pubblica, suscitando anche le perplessità di chi correttamente crede nella funzione di recupero del carcere. Sapete però qual’è la parte più intrigante di questa vicenda? Quella omessa da Piroso, per motivi di spazio presumo: saltuariamente Barbone collabora come giornalista per Tempi. Il periodico è vicino a Comunione e liberazione e simpatizzante del governo Berlusconi, che come noto è impegnato per l’estradizione di Cesare Battisti dal Brasile. Sarei curioso di leggere su Tempi cosa pensa Barbone del destino di Battisti…
Piroso e gli effetti nascosti del caso Tobagi

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