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Quelle barriere sui fiumi che l’Italia non abbatte

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Il rapporto “Dam Removal 2021” della World Fish Migration Foundation riporta un dato interessante: sui fiumi europei ci sono 1,2 milioni di barriere, che in un secolo hanno fatto calare del 93% la popolazione locale dei pesci migratori d’acqua dolce. 

Più di un decimo di queste barriere, 150.000, sono ritenute inutili.

Il ripristino di almeno 25.000 km di flusso libero dei fiumi è uno degli obiettivi della Strategia dell’Ue per la biodiversità al 2030, che fa parte del Green Deal europeo. La rimozione di barriere consente il ripristino del trasporto solido che contribuisce al ripascimento delle spiagge, troppo spesso in arretramento e permette la migrazione dei pesci alle zone di riproduzione.

La Spagna da sola ha rimosso più barriere e briglie nei fiumi (108) di tutti gli altri paesi europei messi insieme nel 2020 (101). 

Altri paesi che hanno lavorato su questo fronte sono Francia e Norvegia; Portogallo, Montenegro e Slovacchia l’anno scorso hanno demolito per la prima volta uno sbarramento fluviale

L’Italia è l’unico fra i grandi paesi europei a non averne rimosso nemmeno uno. 

Secondo il rapporto, il nostro Paese va controcorrente, aumentando le canalizzazioni e le barriere che interferiscono con la fauna, scavando in alveo e distruggendo la vegetazione acquatica.

Anche per questo la biodiversità acquatica italiana secondo il Fish Migration Found è la più minacciata in assoluto: delle 136 specie di pesci presenti nelle acque interne italiane ben 77 sono alloctone (Fonte Associazione Italiana Ittiologi Acqua dolce) e competono con quelle autoctone.

 

di Arman C. Mariani

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