LA TV Dà I NUMERI di Giorgio Bellocci Giulio Andreotti ha scelto il talk di Bruno Vespa come tappa celebrativa dei 90 anni compiuti e del suo lungo cammino professionale e umano; Paolo Bonolis il giorno successivo, martedì 13 gennaio, si è seduto sulla medesima poltrona inaugurando il percorso che lo porterà a dare vita al Festival di Sanremo a metà febbraio…“ Porta a porta ” ha iniziato l’anno solare con due temi molto cari agli italiani (Giulio “il divo” e la kermesse canora) dopo un passaggio post epifania sul caso delle recenti intercettazioni telefoniche, con occhio di riguardo verso i fatti della Campania e relativo coinvolgimento dei politici. Secondo i rigidi parametri dell’auditel la puntata di lunedì non ha avuto un gradimento molto alto, pagando un certo tributo alla seconda parte del “ Grande Fratello ” (share del 12% contro il 22,67%). A Bonolis è andata decisamente meglio rispetto a Andreotti: la puntata di “ Porta a porta ” ha infatti raggiunto il 23,60% di share rispetto al 12,73% di “ Matrix ” che pure ha trattato un tema interessante e scottante come quello della crisi in medio oriente, o per meglio dire la medesima vista da occhi italiani (confesso che mi sconcerta sempre vedere tutte queste assolute certezze equamente divise tra filo israeliani e filo palestinesi nostrani). Fatta la tara sull’effettiva veridicità dell’auditel, sarebbe comunque inesatto affermare che martedì le “canzonette” hanno battuto l’impegno. Prima di tutto perché piaccia o no Sanremo ha perso d’appeal per la parte canora a favore dello sterile pettegolezzo, dell’invadenza dei programmi di Mediaset, delle conferenze stampa in stile O.K. Corral, delle polemiche tirate per i capelli. Molto costume italico e relativa spiccia sociologia, dunque. E poi perché Bonolis è uno serio. Uno che crede nei progetti in cui si butta. L’esperimento sarà quello di tirare dentro gli snob Afterhours accanto a Iva Zanicchi; quello di fare a meno di una spalla femminile e di affidarsi all’amico Luca Laurenti; quello di far sopravvivere Youssou N’Dour, uno che ha cantato con Peter Gabriel, al triciclo con Paolo Belli e Pupo. Bonolis sa già che la stampa non gli perdonerà nulla: i critivi televisivi non s’accorgeranno dei grandi nomi che duetteranno con gli esordienti perché saranno infastiditi dalla sua commozione per la raccolta a favore dell’infanzia; quelli musicali, l’immutabile compagnia di saputelli, patiranno l’abolizione della passerella del dopo-Festival e s’inventeranno l’impossibile per vendicarsi attaccandolo quotidianamente. Se anche Frank Zappa si reincarnasse per un ultimo concerto a pochi km dalla riviera, Gino Castaldo & Co. non si schioderebbero dallo scranno che alimenta il loro protagonismo!
Sanremo parte dalla “terza camera”

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration
