Site icon Telepress

Santoro e “l’imborghesito disfattista di sinistra”

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration

Di Giorgio Bellocci Non aveva tutti i torti Giuliano Ferrara quando, qualche anno fa, si mostrò meravigliato per la presenza di Alba Parietti in una puntata di “Porta a porta”. Il tema era, tanto per cambiare, il travaglio del Partito Democratico, all’epoca PDS. Ferrara sfornò in sequenza, sotto gli occhi atterriti del cardinale Vespa, un rosario di nomi di donne che per ruolo avrebbero dovuto confrontarsi con lui al posto della cosiddetta “coscia della sinistra”… Tutto intento a preparare un agguato a Bersani e D’Alema, Santoro ha scelto la Parietti tra gli ospiti della prima puntata del 2010 di “Annozero”, senza perciò cogliere il vecchio suggerimento di Ferrara.   Ma se devi sparare a zero sui leader del PD, descriverli come inetti, dediti a trame oscure e sicuri perdenti, non puoi fare a meno di rivolgerti alla tipologia dell’”imborghesito disfattista di sinistra”. Il peggior Santoro degli ultimi anni (doloroso detto da un suo ammiratore) ha condotto la puntata come se Bersani fosse stato nominato segretario del PD dieci anni fa e non nello scorso ottobre.   Bersani deve dunque saper fare miracoli in poche settimane, e guai a lui se non ottiene risultati immediati! A questo si aggiunge che in studio era presente Nichi Vendola, cui Santoro non ha nascosto il suo appoggio esprimendo irritazione verso i vertici PD, rei di aver chiesto al governatore della Puglia un passo indietro nella corsa alle prossime elezioni regionali.   Legittimo il sostegno di Santoro a Vendola ma sarebbe stato opportuno ospitare pure qualcuno che rappresentasse le ragioni di Bersani e D’Alema. Cortesia che in “Annozero” viene correttamente concessa al centro-destra se si pensa ai tanti ospiti di parte, giornalisti simpatizzanti compresi. Con Vendola e il leghista Castelli c’erano Maurizio Belpietro, Enrico Mentana e appunto la Parietti: il padre partigiano, il rifiuto di andare a lavorare da Berlusconi…   Il noto mantra aveva però come approdo il presunto caos dell’attuale PD, che, non si sa bene perché, dovrebbe rappresentare un’idea di potenza e coesione degna del PCI dei bei tempi. Così l’”imborghesito disfattista di sinistra” perde un’occasione di dare un’interpretazione intelligente della storia, laddove basterebbe dire che l’esperienza del partito comunista è finita annichilita e che dalle ceneri non poteva che nascere un laboratorio proiettato nel futuro come oggi è il PD. L’aspro dibattito interno al partito riguarda le alleanze, ma chi dall’esterno lo vorrebbe in grado di governare il paese da solo denota una scarsa capacità di lettura delle odierne dinamiche sociali.

Exit mobile version