E’ in corso un dibattito tra politica, industria e scienza che vede al centro della questione il sistema Ets (Emission trading system). Il meccanismo per lo scambio delle quote di emissione dell’Ue è stato messo a punto nel 1995 per limitare l’emissione di gas a effetto serra contrastando i cambiamenti climatici.
Come funaziona il sistema Ets
Ogni azienda europea che emetta sostanze inquinanti con la sua attività è tenuta ad acquistare annualmente quote di CO2, ricevendo in cambio dei crediti per ogni tonnellata di anidride carbonica. L’obiettivo al 2030 è un calo del 43% delle emissioni di gas climalteranti rispetto ai livelli del 2005, da parte dei settori sottoposti alla regolamentazione del sistema Ets. Questi sono principalmente il settore dell’energia elettrica, l’industria manifatturiera, l’aviazione civile e il trasporto marittimo.
Di recente il sistema Ets è stato preso di mira da più fronti. Il governo italiano lo mette in discussione con il decreto bollette: è la prima volta che un grande Paese dell’Unione Europea prova a colpire la misura, slegando i costi della decarbonizzazione dal prezzo finale dell’elettricità. Una proposta accolta con favore anche da alcuni media internazionali, come il Financial Times. Si è mossa in questa direzione Confindustria che ha esortato Bruxelles ad una sospensione temporanea dell’Ets.
L’appello di economisti e scienziati
Al contrario, la scienza ha risposto con una lettera firmata da 150 economisti e studiosi del cambiamento climatico in cui il richiamo è alla necessità di affrontare la transizione energetica con misure formulate su basi scientifiche e orientate al lungo periodo. Tra i firmatari figurano il premio Nobel per la Fisica 2021, Giorgio Parisi, e l’economista Carlo Carraro.
“Niente di più miope che attaccare il sistema Ets mentre l’Italia frana. Il disastro di Niscemi”, scrivono, “appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane”.
I perché di alcuni studiosi
Numerose le testimonianze contenute nella lettera. “Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici”, afferma Antonello Pasini (CNR-IIA). “Limitarsi a rincorrere le emergenze senza ridurre con decisione le emissioni significa esporsi a impatti sempre più gravi e costosi. Senza mitigazione, l’adattamento diventa progressivamente meno efficace e, in alcuni casi, impossibile”.
“L’attacco del governo al sistema ETS rischia di indebolire una politica che ha già dimostrato di ridurre le emissioni nei settori regolati, stimolare innovazione e accompagnare la transizione industriale a costi sostenibili. Per questo non ha senso presentarlo come un ostacolo per imprese e famiglie”, sottolinea Stefano Caserini (Università di Parma).
“Innovazione e competitività sono oggi indissolubilmente legate alla decarbonizzazione”, afferma Carlo Carraro (Università Ca’ Foscari Venezia). “Ostacolare la transizione espone le imprese a rischi tecnologici e finanziari crescenti e rende il Paese meno competitivo. Accelerare sulle rinnovabili significa invece rafforzare sicurezza energetica e capacità industriale”.
La lettera richiama infine la necessità di dare piena attuazione al Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e di rispettare gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050 e intermedi al 2040, già approvati anche dall’Italia in sede comunitaria.

