Fossili di impronte di dinosauro risalenti a 210 mln di anni scoperti su pareti di roccia nelle Alpi italiane.
Il 14 settembre 2025 un fotografo naturalista Elio Della Ferrara ha individuato su una parete di dolomia nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio migliaia di impronte fossili. L’area si trova nella Valle di Fraele, tra Livigno e Bormio, a nord della Linea Insubrica. Questo affioramento roccioso quasi verticale, ora parte delle Alpi, era una piattaforma di marea su un mare tropicale 210 milioni di anni fa.
Le impronte si estendono per quasi cinque chilometri su più crinali. Alcune misurano oltre 40 centimetri di diametro. La densità è alta, con fino a 4-6 orme per metro quadrato, indicando movimenti ripetuti di gruppi di animali.
L’identificazione come impronte di dinosauro si basa su specifici caratteri anatomici impressi nella roccia. Le tracce conservano dettagli delle dita e, in alcuni casi, dei grandi artigli. La morfologia — tre dita ben distinte, ampia larghezza del piede, passo regolare — corrisponde ai modelli di impronte (icnogenera) già noti dalla letteratura paleontologica di dinosauri prosauropodi del Triassico. Questi dettagli anatomici permettono di distinguere orme di dinosauri da altri segni fossili come tracce di insetti o organismi marini.
“Ho preferito andare sul posto“, ha commentato Elio Della Ferrara “e mi sono trovato davanti questa cosa incredibile, non solo perché erano impronte ma per l’enorme quantità. Era possibile intravedere anche gli artigli e le dita.”
Il terreno originale era fango saturato di acqua. La sedimentazione rapida ha permesso alla pelle del suolo di mantenere l’impronta prima della litificazione (trasformazione in roccia). Successive forze tettoniche hanno inclinato gli strati sedimentari fino a renderli quasi verticali, esponendo oggi le tracce all’altitudine di 2.500 m.
Gli studi preliminari condotti da paleontologi del Museo di Storia Naturale di Milano, del MUSE di Trento e dell’Università di Milano hanno attribuito la maggior parte delle tracce ai prosauropodi, dinosauri erbivori bipedi dal collo lungo considerati antenati dei grandi sauropodi giurassici. Alcune orme mostrano anche impronte delle mani, segno di posture occasionalmente quadrupedi.
“Le orme sono intriganti – afferma Cristiano Dal Sasso, paleontologo del Museo di Storia Natuale di Milano – perchè sono tracce di vita. E’ fantastico poter ricostruire la vita di animali estinti da 200 milioni di anni in modo così dettagliato.”
L’analisi delle sequenze di orme suggerisce movimenti in gruppo. Tracce parallele e continue indicano più individui che attraversavano la stessa superficie di marea. Questo pattern è raro nelle scoperte del Triassico e può fornire nuovi dati sul comportamento sociale di questi animali nel periodo tra 228 e 208 milioni di anni fa.
La scoperta è al centro di una collaborazione scientifica istituzionale e internazionale. Le immagini raccolte in prima analisi saranno base per campagne di rilievo dettagliate in campo nel 2026. I dati serviranno a pubblicazioni peer-review e a valutare l’eventuale nuova denominazione di icnospecie specifiche, se differenziabili da forme già note nei cataloghi icnologici globali.Sul piano geologico, la scoperta è significativa per l’Europa. Questo sito rappresenta uno dei più vasti e meglio conservati giacimenti di impronte di dinosauro nella regione alpina e può colmare lacune nelle conoscenze sulla distribuzione dei grandi rettili nel Triassico europeo.
La notizia ha attirato l’attenzione internazionale anche per la prossimità ai siti delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, sottolineando il valore scientifico e culturale del ritrovamento oltre il semplice interesse turistico.
Fonte immagine: Parco Nazionale dello Stelvio © Elio Della Ferrera

