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Se E.T. non ci contatta è colpa del meteo cosmico

ku_khuan-extraterrestri

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Se gli alieni esistono e provano a contattarci, non hanno molta fortuna. Il motivo? Più banale del previsto: il “maltempo” nello spazio. Non quello fatto di pioggia o temporali terrestri, bensì una versione molto più turbolenta e invisibile, capace di disturbare i segnali radio lungo il loro viaggio attraverso il cosmo.

È l’ipotesi avanzata da uno studio del SETI Institute, centro di ricerca della Silicon Valley sostenuto anche dalla NASA, secondo cui le comunicazioni provenienti da eventuali civiltà extraterrestri potrebbero non arrivare mai a destinazione, o arrivarci in forma irriconoscibile, a causa delle cosiddette “interferenze cosmiche”.

In altre parole, tra noi e un possibile “Pronto, c’è qualcuno?” alieno si frapporrebbe un universo tutt’altro che silenzioso. Tempeste magnetiche, venti stellari e turbolenze nel plasma interstellare agirebbero come un enorme disturbo di fondo, capace di alterare o addirittura cancellare i segnali radio in viaggio da milioni di anni luce. Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal e ripreso addirittura da The Guardian, suggerisce che questi fenomeni possano spiegare almeno in parte i cosiddetti “silenzi radio” registrati da decenni dagli strumenti puntati verso il cielo.

“Se un segnale viene amplificato o alterato dall’atmosfera di una stella, può finire sotto la soglia di rilevamento dei nostri strumenti”, spiega l’astronomo Vishal Gajjar. Il risultato? Un messaggio che esiste, ma che per noi è indistinguibile dal rumore di fondo dell’universo. Il problema non è solo l’intensità del segnale, ma anche la sua integrità: durante il viaggio, variazioni nel plasma e altri fenomeni astrofisici possono “sporcarlo”, deformarlo o frammentarlo, rendendo impossibile riconoscerlo come qualcosa di artificiale. Così, anche se una civiltà aliena stesse davvero trasmettendo, sulla Terra potrebbe arrivare solo un segnale debole, distorto o incomprensibile.

Da decenni, programmi scientifici sondano lo spazio alla ricerca di anomalie nelle frequenze radio, considerate possibili indizi di vita non terrestre, ma se queste interferenze sono così pervasive, molti messaggi potrebbero semplicemente perdersi lungo la strada.

Il tema torna ciclicamente al centro del dibattito, alimentato anche da dichiarazioni pubbliche e testimonianze più o meno controverse sugli Ufo, ma al di là di avvistamenti e speculazioni, la nuova ricerca riporta la questione su un piano più concreto: forse non è che gli alieni non esistono e/o ci cercano: forse siamo noi che non riusciamo a sentirli.

Un po’ come nel celebre E.T. the Extra-Terrestrial: se “E.T. telefona a casa” e nessuno risponde, potrebbe non essere colpa della distanza, ma della linea disturbata. Solo che, in questo caso, il centralino è l’intero universo — e il meteo, decisamente, non aiuta.

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