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Se suona bene è digitale o mobile

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Da potente minaccia a causa dei download illegali, la musica su internet è diventata il fiore all’occhiello dell’industria discografica mondiale Il fenomeno “Milano is burning” è solo l’ultimo in ordine di tempo che dimostra il crescente potere di internet nel mondo della musica. L’iter di questo brano è ormai noto, comparso in un post del sito Milano 2.0 è stato poi ripreso da Radio Deejay che ha lanciato un appello per la nascita di nuove versioni del motivetto elettronico. Alla versione meneghina di abitudini e vizi dei giovani sono arrivate prontamente le risposte della vicina Corsico , di Roma e Catanzaro e l’mp3 comparso in rete senza pretese si è candidato a diventare il nuovo tormentone dell’estate. Stupisce ma non troppo considerando che anche i big della musica stanno iniziando ad affidarsi sempre di più al web per promuovere i loro dischi. Vasco Rossi, che dopo aver presentato in anteprima il suo singolo online si è visto scavalcare nella classifica digitale da due sorelline di nove anni, Manu Chao , che ha cavalcato l’onda anti-Drm, Bon Jovi, che regala i biglietti per il suo concerto se l’album viene acquistato su internet, e Madonna sono solo alcuni dei nomi che hanno creduto nel potere di iTunes e affini per incrementare il successo dei loro brani. Le case discografiche e le associazioni di settore non rimangono certo a guardare. Sono passate dalla pioggia di denunce per la condivisione dei contenuti pirata su internet, della statunitense Riaa , alla visione progressista di Emi Music che ha deciso di abbandonare la tecnologia di protezione sui brani (Drm). La casa discografica ha iniziato a dicembre a pubblicare il singolo di Norah Jones “Thinking about you” e “Must have done something right” del gruppo Relient K. sul sito di Yahoo Music senza la protezione Digital Rights Management al costo di 0,99  euro strizzando l’occhio a Steve Jobs. Il presidente della Apple e proprietario di iTunes era stato infatti il primo a ventilare questa possibilità. L’International Federation of Phonographic Industry (Ifpi), dopo aver intrapreso “circa 30mila procedimenti giudiziari” per arginare la distribuzione pirata di contenuti, ha affermato che “la discografia si è evoluta in un’industria capace di pensare in digitale”, attraverso la voce del suo presidente John Kennedy. “Mi piacerebbe poter annunciare che  il calo delle vendite dei cd sia stato compensato da una crescita uguale o maggiore dagli introiti che derivano dai settori online e mobile, ma questo purtroppo non è ancora il caso in termini di mercato globale”, ha però aggiunto Kennedy. I dati della Ifpi evidenziano che le vendite di musica digitale sono raddoppiate nel 2006 raggiungendo quota 2 miliardi di dollari americani, una crescita del 5,5% rispetto al 2005 e il raggiungimento di circa il 10% del fatturato industriale per l’intero 2006. I download di canzoni singole hanno toccato i 795 milioni di unità, l’89% in più rispetto al 2005, ovvero il formato più diffuso della musica digitale e il maggiore responsabile del calo delle vendite dei cd singoli sugli scaffali dei negozi. Il motivo è facilmente intuibile, il prezzo di un cd singolo varia da sei a dieci euro mentre un file mp3 si può acquistare a 99 centesimi. Questo anche in considerazione del fatto che i cd singoli, che stanno progressivamente scomparendo dal mercato, non offrono i contenuti e le tracce aggiuntive che mantengono in vita cd e dvd e possono essere tranquillamente sostituiti da un brano scaricato dal web. Un altro formato che sta vivendo un momento d’oro è quello della musica mobile, ovvero quella associata ai telefoni cellulari, una ricerca dell’operatore di telefonia mobile 3 ha rilevato che il 76% dei ragazzi fra i 16 e i 24 anni scarica subito le canzoni preferite con l’ausilio del proprio telefonino. Nel nostro paese i download dai cellulari sono entrati a fare parte della classifica ufficiale della musica digitale, elaborata per conto della Federazione dell’industria musicale italiana (Fimi) da Nielsen SoudScan. Il servizio sarà supportato dai dati della britannica Vodafone che fornirà i suoi numeri relativi al download di brani musicali. È stata la Fimi stessa a rendere noto che la musica digitale in Italia è cresciuta del 44% nel 2006 e rappresenta il 6,11% del mercato nazionale. Da questi dati va ovviamente esclusa qualsiasi condivisione di file illegale e c’è da chiedersi che proporzioni assumerebbero queste percentuali se fosse conteggiata. • Rebecca Ravizza  

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