Il tema della sicurezza è tornato stabilmente al centro delle preoccupazioni degli italiani, non solo come riflesso emotivo di fatti di cronaca particolarmente violenti, ma come elemento strutturale del clima sociale. È quanto emerge da un sondaggio Ipsos analizzato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, che restituisce l’immagine di un Paese attraversato da un diffuso senso di insicurezza.
Negli ultimi anni l’attenzione verso il problema è cresciuta in modo significativo. Nel 2019 la sicurezza veniva indicata come una delle principali preoccupazioni dal 22% degli italiani; oggi – una pandemia e qualche governo dopo – la quota è salita al 33%. Anche sul piano dell’esperienza diretta il dato aumenta: chi segnala problemi legati alla sicurezza nel luogo in cui vive è passato dal 20% al 29%: un segnale di come la percezione sia sempre più ancorata alla vita quotidiana.
Meno tranquilli rispetto al passato
Dieci anni fa il 60% degli italiani dichiarava di sentirsi almeno in parte sicuro nella propria zona di residenza; oggi la percentuale scende al 52%. A incidere in modo decisivo è la condizione economica: chi dispone di risorse elevate si sente mediamente più protetto, mentre tra le fasce basse e medio-basse il senso di insicurezza è molto più diffuso.
Quasi un italiano su due (46%) ritiene che, rispetto agli ultimi tre anni, le condizioni di sicurezza siano peggiorate. Un giudizio trasversale ai diversi gruppi sociali, ma ancora una volta segnato da forti differenze: la quota di chi si sente meno sicuro è del 40% tra chi vive in condizioni agiate e arriva al 63% tra chi si trova in difficoltà economica.
Le cause: giovani, immigrazione, marginalità
Alla base di questo clima di inquietudine vengono individuate tre cause principali. La prima, indicata dal 55% degli intervistati, è l’aumento dei comportamenti violenti tra i giovani. Tale percezione però non è condivisa allo stesso modo dalle nuove generazioni: tra i più giovani la percentuale scende al 39%, segnalando una frattura generazionale nella lettura del fenomeno.
Al secondo posto compare l’immigrazione irregolare e non controllata, ritenuta responsabile dell’aumento della criminalità dal 44% del campione. Su questo punto le divisioni politiche sono nette: la percentuale sale al 67% tra gli elettori di Fratelli d’Italia e scende fino al 20% tra chi vota Partito Democratico. Più distanziata, ma comunque presente, è la percezione di una crescita delle sacche di marginalità e povertà che favorirebbero fenomeni di devianza (27%), soprattutto tra gli elettori delle opposizioni e di Forza Italia.
Chi deve intervenire
Alla domanda su chi abbia il compito di garantire la sicurezza, le risposte si distribuiscono senza un chiaro responsabile unico. Governo e magistratura sono indicati allo stesso livello (36%): al primo si chiede di rafforzare l’organizzazione delle forze dell’ordine, alla seconda di assicurare una più efficace applicazione delle leggi e la certezza della pena.
Anche qui l’orientamento politico incide: le opposizioni attribuiscono maggiori responsabilità al governo, mentre tra gli elettori delle forze di maggioranza cresce il peso assegnato alla magistratura.
Chiamati in causa ci sono poi le forze dell’ordine (28%), cui viene richiesta una maggiore presenza sul territorio, e il Parlamento (26%), chiamato a varare norme più severe ed efficaci.
Le misure e i dubbi
Tra le proposte contenute nel pacchetto sicurezza, quelle ritenute più efficaci sono l’inasprimento delle pene per furti e scippi (44%), l’estensione dei divieti sul porto di armi bianche (41%) e il rafforzamento delle strutture di trattenimento per cittadini stranieri irregolari, con espulsioni più rapide (39%). Tuttavia, accanto al consenso emerge una quota rilevante di scettici e indecisi, segno di un’opinione pubblica tutt’altro che compatta.
Nel complesso, la sicurezza appare ormai una preoccupazione strutturale. Non solo una reazione emotiva ai fatti di cronaca, ma il riflesso di un clima di inquietudine diffusa che alimenta aspettative di intervento. Resta da capire se questa domanda porterà a scelte condivise o se, con l’avvicinarsi delle elezioni, prevarrà ancora una volta la contrapposizione politica.

