Site icon Telepress

Su internet anche la cronaca è 2.0

Abstract futuristic world & technology business background and space for text, vector illustration

Da quando il web ha fatto il suo ingresso attivo nella diffusione di informazioni, la curiosità degli spettatori si è trasformata in un interesse morboso sulla vita delle persone coinvolte Giornali e televisioni si rincorrono alla ricerca dell’ultimo particolare e dell’ultima indiscrezione, il fatto in quanto tale si allontana progressivamente per lasciare spazio a un’atmosfera da fiction televisiva centrata più sulla tensione emotiva che sulle prove concrete. È questa la strada, a livello mediatico, che hanno preso i casi di cronaca nera nel nostro Paese. L’omicidio di Garlasco (agosto 2007), che tutt’ora irrisolto tiene banco fra i titoli di prima pagina, l’assassinio della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuto il primo novembre a Perugia, e i più datati casi di Cogne (gennaio 2002) e Novi Ligure (febbraio 2001), sono stati seguiti passo passo dai media per soddisfare la morbosa curiosità del pubblico italiano, che si è scatenata attorno agli attori coinvolti e ai particolari della vicenda. Il limite di quotidiani e telegiornali, dal punto di vista del pubblico, è stato in questi anni quello di impedire al lettore-telespettatore di entrare in possesso di particolari interenti la vita privata delle persone coinvolte. L’unica possibilità data da questi media tradizionali è quella di vedere e rivedere filmati e dichiarazioni estrapolate e presentate dai giornalisti. L’entrata di internet in questo scenario è quindi cruciale, permette agli spettatori “interattivi” di cercare informazioni che vadano oltre i prodotti giornalistici. I due ragazzi indagati per l’omicidio di Perugia della giovane britannica, Raffaele Sollecito e Amanda Knox, sono stati le cavie di questo processo di transizione, perchè come molti dei giovani della loro età i due sono registrati in rete con blog e pagine personali. Da un giorno all’altro i loro profili – su MySpace quello della 20enne americana e su Window Live Space quello del 23enne perugino – sono passati dalla manciata di contatti di amici e parenti a una valanga di accessi e soprattutto commenti dei curiosi di ogni nazionalità. Le foto personali, gli spaccati della loro quotidianità raccontati nei post sono finiti impietosamente in pasto degli internauti e diventati oggetto di accuse, insulti e insinuazioni. C’è chi una vetrina del genere l’aveva addirittura fiutata, con l’occhio di un cinico esperto di comunicazione essendo diventato il suo video uno dei più cliccati in rete, prima della cancellazione. Si tratta del 18enne finlandese responsabile della strage nel liceo di Jokela, risalente al 7 novembre scorso. Lo studente, prima di uccidere nove persone e togliersi la vita a sua volta, ha caricato un video sulla piattaforma di user-generated-content YouTube che rivelava le sue intenzioni attraverso la rappresentazione di un edificio simile alla scuola teatro della tragedia e a una figura con la pistola puntata verso l’obiettivo della telecamera. Il video, come del resto i blog dei ragazzi sovracitati, è stato prontamente rimosso ma il dado è tratto: internet ha assunto il ruolo che mancava nella partecipazione emotiva a questi delitti, ha dato la possibilità di visionare gli attimi di follia precedenti allo sterminio di Jokela, di dire la propria sugli spazi personali degli indiziati, nel caso di Perugia, rivolgendosi direttamente ai diretti interessati e arrivando a interloquire anche con i loro amici e parenti. E’l’esasperazione totale della logica del blog, che ha trovato il mondo della rete inaspettatamente pronto a cogliere la palla al balzo. Forse è tutta una montatura per ravvivare i blog, suggeriscono i commenti pubblicati in rete, dimostrando che se un estremo è stato toccato, l’altro è già dietro l’angolo che aspetta. • Rebecca Ravizza

Exit mobile version