Agli under 55 piace il web, soprattutto se disimpegnato. Questo quanto dice il rapporto dell’Osservatorio permanente sui contenuti digitali. Il Belpaese e le nuove tecnologie, un amore incompiuto. Potrebbe essere questa la sintesi dell’indagine realizzata da Nielsen per l’Osservatorio permanente sui contenuti digitali. Il 45% dei nostri connazionali, 23,1 milioni di persone, ancora non utilizza internet. Questo uno dei dati più eclatanti, che dimostra come ancora molti degli abitanti dello Stivale siano legati a linguaggi e media di vecchia scuola. Se è vero che nel 2009 gli italiani che utilizzano la rete sono aumentati di due milioni di unità (per un totale di 28,4 milioni), è vero anche che solo il 42% delle famiglie con un componente in età compresa tra i 16 e i 64 anni accede a internet. Dietro di noi, in Europa, solo Grecia, Romania e Bulgaria. A schivare il web sono soprattutto gli individui con più di 55 anni, con un livello di istruzione e di reddito basso, che accentuano un altro aspetto del digital divide sociale e culturale che costituisce un importante limite sia alla crescita innovativa del paese, sia al potenziale mercato dei contenuti digitali. Sugli internauti tricolori aleggia lo spettro di un utilizzo poco consapevole e superficiale delle potenzialità della rete. Diminuisce del 2%, infatti, la quota di chi abbina un uso interattivo ed evoluto delle tecnologie a un’elevata propensione al consumo di contenuti culturali e d’intrattenimento (musica, cinema, libri). La così detta categoria degli ‘Eclettici’, che sfruttano al meglio l’offerta online, rappresenta oggi solo il 12% della popolazione, ovvero 6,5 milioni di persone, target ideale per la nascente offerta di e-book. In linea con il trend generale della penisola, che tende sempre più a diminuire la fruizione di prodotti culturali, anche chi naviga in rete frustra spesso opportunità e stimoli del mondo digitale. Viceversa, cresce in modo esponenziale il popolo degli utilizzatori di contenuti ‘usa e getta’. Aumentano infatti del 10%, nell’ultimo biennio, gli appartenenti alla categoria dei ‘Technofan’, individui poco interessati alla lettura e ai fatti dal mondo, che approcciano le tecnologie esclusivamente per divertimento o per necessità di comunicazione. Ad oggi, sono il 27% della popolazione con più di 14 anni (circa 14 milioni di persone) e addirittura il 58% dei 14-24enni. Il vero protagonista di questa stagione del web, secondo l’indagine, sembra essere il social networking, Facebook e affini, nel 2009, hanno incrementato gli accessi del 30%. Tra i lidi favoriti dagli internauti italiani anche siti e community per la condivisione dei contenuti (accessi in crescita dell’8%), e le chat (+7%). Vince dunque il disimpegno a banda larga, anche se, tra gli intervistati che dichiarano di usare la rete, il 26% si dice disponibile a sottoscrivere un abbonamento a un eventuale servizio web no limits per film. Il 12% sottoscriverebbe il contratto su cellulare, per avere accesso illimitato alla musica. A conti fatti, l’analisi dell’Osservatorio evidenzia due dinamiche contrapposte nel rapporto tra società italiana e nuove tecnologie. La prima, positiva, in cui internet e associati sono stimolo e opportunità di arricchimento, grazie soprattutto a un accesso rapido e capillare a informazioni e contenuti di qualità. La seconda, negativa, in cui ai contenuti tradizionali (generalmente estrapolati da radio e tv) se ne sostituiscono altri a minor valore aggiunto. In assenza di una progettualità di sistema, che dovrebbe coinvolgere imprese, scuole e famiglie, la seconda tendenza prevale. Anche e soprattutto tra le nuove generazioni, nate con internet e forse per questo meno incuriosite dal mezzo e meno critiche nel suo sfruttamento. L’impatto depressivo di questo trend sugli acquisti è evidente, anche se il rapporto è dialettico e dunque variabile. L’utilizzo delle nuove tecnologie fatto dagli ‘Eclettici’ (la minoranza) genera relazioni virtuose per il mercato dei contenuti. La rete, così, può essere un concorrente sleale (come nel caso del peer to peer), ma anche un nuovo canale d’acquisto, favorevole alle strategie di marketing delle imprese. Ed è in questa direzione che bisognerebbe lavorare: formare una ‘consapevolezza digitale’ vuol dire anche alimentare una fonte di sviluppo socio-economico. • Stefano Pini
Tecnologia ‘usa e getta’

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