I search engine sempre più aggregatori ideali della rete, attraverso sviluppo tecnologico e partnership. Con un occhio alla personalizzazione. Autunno 2009, seconda primavera per i motori di ricerca più importanti e conosciuti di internet. Si potrebbe osare quest’ossimoro stagionale per descrivere le ultime evoluzioni del mondo della ricerca online che, in un periodo economico poco favorevole, prova a rilanciare il ruolo centrale dei ‘motori’, riproponendoli come grandi aggregatori dei contenuti della rete. Un ritorno alle origini o quasi, con le compagnie a industriarsi per sfruttare al meglio le potenzialità dei portali, affinando le capacità di risposta alle interrogazioni degli internauti nel tentativo di essere sempre più aperte e ‘sociali’ Tra i più attivi, Yahoo!. La società di Sunnyvale ha rinnovato struttura e obiettivi secondo tre punti cardinali precisi: ‘open’, ‘personal’ e ‘relevant’ sono diventati gli aggettivi guida della linea tracciata da Carol Bartz, salita in sella alla web company in un momento difficile, tra recessione e perdita di popolarità. La nuova politica comincia a dare frutti: gli utili societari sono triplicati nell’ultimo trimestre (187 milioni di dollari, +244%). Yahoo! ha presentato la nuova pagina dei risultati di ricerca, che propone una barra laterale personalizzabile, con la possibilità di salvare i siti preferiti secondo categorie tematiche e di condividere contenuti sui più popolari social network, grazie a ‘maschere’ che consentono l’inserimento diretto dei dati sulla propria bacheca Facebook/Myspace/Twitter/Flickr. Si può inoltre filtrare i risultati della ricerca, evidenziando i siti più significativi per una certa interrogazione oppure i link correlati al medesimo argomento. Il tutto, a discrezione dell’utente. Entro fine anno arriverà anche in Italia la nuova home page del gruppo, che si arricchirà di contenuti terzi (con alcuni servizi preconfezionati da Yahoo! – determinati da partnership di visibilità con importanti gruppi editoriali – e altri a scelta dei navigatori). La versione aggiornata della ‘prima pagina’ consentirà di accrescere gli spazi pubblicitari del 23%. Centrale, in questa piccola rivoluzione, è l’accordo con Microsoft per lo sviluppo comune del ‘motore di ricerca perfetto’. Yahoo! curerà l’aspetto consumer del search engine comune, mentre Redmond si occuperà della tecnologica informatica da applicare al motore. Ciascuna compagnia manterrà colori e classificazione propria, ma il risultato sarà un ibrido tra Bing e l’attuale Yahoo!. L’inizio di un’era web governata da grandi oligarchie? Forse, e certo in periodi di magra i grandi nomi tendono ad accorpare i pesci piccoli o quanto meno ad affidarsi ad accordi che permettano loro di offrire nuovi servizi senza doverli produrre in proprio. E’ quello che sta provando a fare Microsoft che, mentre attende l’approvazione della partnership con Yahoo! da parte dell’antitrust, prova ad arricchire le armi a disposizione di Bing, nell’eterna sfida al primo attore Google. La compagnia regina dei software per pc ha chiuso il periodo estivo con un calo dei profitti (3,57 miliardi di dollari, -18%) e cerca sempre più spazio in ambito web: poco più di un mese fa, ha lanciato la modalità ‘ricerca per immagini’ sul proprio search engine, frutto di una tecnologia che permette di navigare tra le foto in rete per arrivare alle informazioni desiderate. Ancor più recente è l’annuncio dell’integrazione di Facebook e Twitter su Bing, che indicizza ora anche le pagine delle due community, puntando sempre più su news e feedback in real time. Gli investimenti in ambito tecnologico sembrano essere uno dei possibili punti forti di Microsoft, che però difficilmente, almeno a breve termine, può aspirare a un ruolo da vera protagonista dell’universo online. La rete, infatti, è anche questione d’immagine. E sotto quest’aspetto, nessuna compagnia internet batte Google, che ormai per molti è eponimo di world wide web. Il colosso di Moutain View, nonostante un’espansione capillare e il ruolo di leader tra i motori di ricerca globali, gode ancora di un’aura quasi alternativa, che consente ai suoi ingegneri informatici di investire tempo e risorse in progetti che qualche volta falliscono, facendo poco rumore, e qualche volta hanno invece successo, suscitando clamore. Pochi giorni dopo Microsoft, Google ha annunciato anch’essa il servizio di social search, ottenendo riscontri decisamente superiori rispetto al rivale. I risultati solo discreti del browser Chrome e la chiusura di alcuni servizi (come Answer) sembrano non intaccare la potenza di Big G, che anzi rilancia con un ulteriore sconfinamento di campo. Il motore di ricerca prova a sondare il mercato musicale con il lancio di OneBox, uno spazio online in cui è possibile cercare le canzoni dei propri artisti preferiti, ascoltarne l’anteprima e poi acquistarle. Il servizio fornirà anche informazioni varie legate all’artista ricercato (date di concerti, foto, articoli da giornali online). Moutain View ha incorporato LaLa di MySpace e iLike di Facebook per permettere ai propri internauti di godere degli ascolti-anteprima, ma la vera novità consiste nel pulsante ‘Buy’, che reindirizza i navigatori sulle pagine dei negozi iTunes o Amazon, per permettere loro di acquistare le singole tracce audio (a 1 dollaro ciascuna). Google avrà una percentuale sulle vendite, mentre le discografiche verranno retribuite per ogni ascolto in streaming (10 centesimi di dollaro l’una), oltre a una percentuale sulle vendite. Emi, Warner, Sony e Universal provano così a sfruttare l’abilità e la fama di Google, che ha chiuso il periodo giugno-settembre con un utile netto in crescita del 27% (1,64 miliardi di dollari) per meglio promuovere i loro prodotti: quando si dice il ‘marchio forte’ Ecco dunque profilarsi il futuro prossimo della rete, almeno dal punto di vista della ricerca: da una parte, accordi commerciali tra i grandi nomi (Yahoo!, Google, Microsoft) e i network sociali o di servizio, al fine di catalizzare contenuti e conseguentemente l’utenza; dall’altra, investimenti nelle nuove tecnologie di settore. I due aspetti spesso collimano, si relazionano in dialettica e, ora più che mai, i search engine si mescolano alle altre compagnie di rete per provare a mettere ordine al mondo virtuale. E a monetizzare in periodo di crisi. Ammesso che internet sia davvero una miniera d’oro nascosta. • Stefano Pini ———————————————————— LA LEADERSHIP DI GOOGLE: l’esempio deL MERCATO STATUNITENSE Se accordi e innovazioni lasciano aperte ai competitor molte porte, le percentuali parlano chiaro: Google è assoluto leader del settore e l’immediato futuro per gli altri marchi è destinato all’inseguimento. Esempio dello strapotere del motore di ricerca è il mercato statunitense, dove la gerarchia è immutata da tempo. Il search engine di Moutain View, secondo i dati di Experian Hitwise del mese di settembre, è il più utilizzato dagli americani e può contare su una quota di mercato del 71,8%, in lieve ascesa rispetto all’estate. I rivali arrancano: Bing, il motore di Microsoft, dopo un esordio convincente in giugno, recentemente ha visto la sua quota ridursi del 5% fino al 16,38% delle ricerche Usa; Yahoo! si assesta invece sull’8,96%, in calo del 3%. L’incremento più significativo, in settembre, l’ha registrato Ask.com, che ha visto salire le sue interrogazioni dell’8% rispetto al mese di agosto. Stessa gerarchia emerge dai dati di comScore, che ha attribuito a Google una percentuale del 63,7%. Yahoo! ha, secondo l’istituto di ricerca, il 20,5% del mercato. (Mp)
Tutto è ricerca: i motori del web

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