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Un giorno in pretura e nella mente di Izzo

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Di Giorgio Bellocci Gli occhi roteanti che cercano un impossibile approdo di pace e serenità… Alternati allo sguardo fisso che vorrebbe esprimere ora semplice testimonianza di esistenza, ora delirio di onnipotenza… Le iperbole mirate a un problematico addolcimento di gesti scellerati come la violenza esercitata con altri due ex camerati sui corpi di Donatella Colasanti e Rosaria Lopez nel lontano 1975… E una devastante violenza da coltivare quotidianamente come una piantina: così l’Hannibal Lecter dell’Agro Pontino è tornato prepotentemente nella televisione italiana, per la precisione in “Un giorno in pretura” (domenica, ore 23, Raitre).   Per chi come il sottoscritto era adolescente all’epoca del massacro del Circeo, l’iconografia di Angelo Izzo, rilanciata nei decenni da foto e immagini, rimanda a altri incubi della mia generazione: Izzo è Juliette Greco, inquietante Belfagor della tv anni 60; è Linda Blair-Regan che ospita nel suo animo i demoni de L’esorcista ; è Clara Calamai che con il trucco pesante sul viso rugoso si rivela come psicopatica assassina dei giochi di specchio di Profondo rosso …   Sì, perché dopo i crimini del 1975 l’assassino della Lopez è riuscito a occupare le cronache di quattro decenni, fino al matrimonio di due giorni fa con una giornalista. In mezzo c’è la sconvolgente vicenda narrata da “Un giorno in pretura” attraverso le fasi del processo: nell’aprile del 2005, ottenuta la semilibertà e il lavoro in una cooperativa di Campobasso, Izzo uccide brutalmente la moglie e la giovane figlia di un uomo conosciuto in carcere. Le due puntate del rotocalco (la seconda andrà in onda domenica) si concentrano anche sulla figura del ventiduenne Luca Palaia, cui Izzo prova a fornire uno scudo protettivo.   Palaia verrà riconosciuto dal tribunale di Campobasso colpevole di concorso in omicidio, rovinato dalla frequentazione con lo strano amico (“volevo farne un piccolo Izzo” rivela alla corte il “cattivo maestro” condannato all’ergastolo bis). Forse con il passare del tempo la giustizia italiana proverà compassione per il ragazzo, e magari ripenserà anche alla terrificante gestione del detenuto Izzo in veste di collaboratore di giustizia.   Quello che “Un giorno in pretura” non può raccontare è che tutta questa storia non sarebbe iniziata se egli non fosse in realtà divenuto un burattino nelle mani di apparati politici deviati e dei servizi segreti: come emerge da alcuni passaggi del bel libro “Destra estrema e criminale” di Mario Caprara e Gianluca Semprini, le sue versioni su varie stragi di stato sono sempre state guidate da personaggi ambigui decisi a deviare il percorso naturale delle indagini.

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