LA TV Dà I NUMERI di Giorgio Bellocci Tra gli interventi scritti di intellettuali che hanno contestato la messa in onda del “Grande Fratello” la sera della morte di Eluana Englaro mi ha molto colpito, per raffinatezza del pensiero, quello di Tullio Kezich. Il grande critico del Corriere della Sera ha così espresso il suo parere all’interno della recensione del nuovo film di Andrzej Waida ispirato a un genocidio attribuibile a Stalin: “ Katyn dovrebbe costituire una visita d’obbligo. Prevedo già che qualcuno, di fronte a questo grido dell’anima espresso in forma classica, dirà che è roba vecchia… prevedo che in un’Italia degradata e irresponsabile, capace di radunare davanti al ‘Grande Fratello’ 8 milioni di telespettatori la sera stessa del dramma di Eluana, incontrerà poco…”. Ci è andato giù pesante Kezich! Magari egli ha in mente gli effetti non particolarmente felici che hanno investito i protagonisti di The Truman Show (conseguenze devastanti) e di Ed Tv (grottesche), vale a dire i film che più ricordano il discusso format. Io comprendo il suo appassionato sfogo, ma forse ancora una volta è necessario dare una corretta dimensione del contendere. Non si può negare che la struttura del “Grande Fratello”, nella sua forma basica, sia una delle idee più geniali approdate sul piccolo schermo a livello internazionale. Il vero problema è l’utilizzo che se ne fa, il contorno, la conduzione… Solo per rimanere in Italia, c’è un abisso tra la prima edizione condotta da Daria Bignardi e tutte le successive, fino all’ultima in onda in questo momento. Un abisso in termini soprattutto di spontaneità dei concorrenti, di creatività degli autori (contro l’esasperata ricerca del colpo a effetto di oggi) e di guida. Prendiamo quest’ultimo aspetto: senza infierire su Alessia Marcuzzi, la quale può trovare soddisfazioni in altri ambiti artistici, c’è da domandarsi quale sia il valore aggiunto della sua conduzione. O per meglio dire, il suo stile è in linea con le prerogative dei concorrenti che ormai vivono il gioco come mera forma di esibizionismo e di sfogo di pulsioni represse. Il sesso è cosa bella e innocente, intendiamoci, che però se eletto a filo conduttore del programma può diventare stucchevole. Alessia, dunque, lavora e si propone con il “corpo”, per altro con il pilota automatico inserito e un tocco di inespressività, e può così rimanere esente da maggiori responsabilità. Come quella di lanciare nel flusso dei dialoghi dei ragazzi un tema delicato quale il testamento biologico. Provi a immaginare Kezich un “Grande Fratello” che non esclude il sesso (magari evocato da una visione del film Kinsey …), ma dove i concorrenti siano stimolati dal conduttore a confrontarsi anche con tematiche importanti, possibilmente a scapito di qualche prova idiota!
Un “Grande Fratello” intelligente è possibile

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