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Vola l’export digitale verso la Cina

zhang-hui-Alibaba-unsplash

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Uno studio della Bocconi evidenzia il ruolo del marketplace di Alibaba

Mentre l’export tradizionale europeo verso la Cina rallenta, in controtendenza l’export digitale continua a crescere. È quanto emerge dalla seconda edizione del rapporto della Sda Bocconi sul contributo dei marketplace digitali di Alibaba all’economia europea, che analizza l’impatto economico dell’ecosistema del gruppo cinese in sei Paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna.

Nel triennio 2022-2024, le piattaforme Alibaba hanno generato complessivamente 38,6 miliardi di euro di PIL nei Paesi osservati, sostenendo circa 143 mila posti di lavoro. Un risultato che si distingue nettamente dall’andamento dell’export non digitale verso la Cina, in calo nello stesso periodo, e che evidenzia il ruolo crescente dei marketplace come canale alternativo e compensativo rispetto ai flussi commerciali tradizionali.

All’interno di questo quadro, l’Italia rappresenta uno dei player principali. Secondo lo studio, tra il 2022 e il 2024 il contributo italiano al PIL generato dall’ecosistema Alibaba è stato pari a 10,25 miliardi di euro. Nel solo 2024, le imprese italiane hanno venduto sui marketplace Tmall e Taobao merci per un valore complessivo di 5,19 miliardi di euro, con un incremento di circa 500 milioni rispetto al 2023. Il gettito fiscale associato a queste attività è stimato in 4,4 miliardi di euro, mentre oltre 43 mila posti di lavoro risultano collegati all’export digitale verso la Cina. In termini di contributo al PIL, l’Italia si colloca al terzo posto tra i Paesi analizzati, dopo Regno Unito e Francia.

Dal punto di vista settoriale, l’export italiano veicolato dai marketplace Alibaba resta fortemente concentrato sui comparti storici del made in Italy. Moda, abbigliamento e pelletteria rappresentano complessivamente il 67 per cento delle vendite ai consumatori cinesi. Seguono i prodotti beauty e chimici, che includono anche nutraceutica e integratori, oltre a mobili e altri beni manifatturieri. Nel corso dell’ultimo anno, la crescita dei comparti beauty e farmaceutico ha in parte compensato la flessione registrata dalla moda.

Il confronto tra export digitale e non digitale mette in evidenza una dinamica di sostituzione sempre più marcata. A fronte di una contrazione del 5% dell’export europeo verso Cina e Asia, le esportazioni realizzate attraverso le piattaforme Alibaba sono cresciute del 7 per cento. Per il 2025, il valore complessivo dell’export italiano verso la Cina è stimato in 15,3 miliardi di euro, di cui circa 10 miliardi riconducibili alle merci trattate sui marketplace del gruppo. Ne deriva che quasi il 50% dell’export italiano di beni non strumentali diretti in Cina transita oggi attraverso Alibaba, in un mercato in cui circa la metà dei consumatori acquista abitualmente online.

Accanto alle merci, il rapporto evidenzia anche il peso crescente del turismo. Attraverso la piattaforma Fliggy, principale marketplace digitale cinese per viaggi e ospitalità, l’Italia ha registrato un aumento del 61% nel numero di visitatori cinesi, posizionandosi al secondo posto tra le destinazioni europee, subito dopo la Francia e davanti alla Germania.

Nel complesso, i dati Sda Bocconi mostrano come i marketplace digitali non rappresentino più soltanto un canale di vendita aggiuntivo, ma una componente strutturale dell’export italiano verso la Cina, capace di attenuare le difficoltà del commercio tradizionale e di ridefinire il peso del digitale nei rapporti economici tra Europa e Asia.

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