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Web e scuola: apprendimento 2.0

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Internet si afferma nei programmi della scuola ed è ormai parte dei sistemi d’istruzione, tra video, risorse di rete, e-learning e Second Life. La scuola sta vivendo in tutta Europa un importante periodo di transizione: multiculturalismo,  mancanza di fondi e il ricambio generazionale della sua classe dirigente le problematiche irrisolte. Questi processi si accompagnano a un fenomeno a loro trasversale: l’integrazione tra sistema scolastico e nuove tecnologie. Un fenomeno che procede inesorabile, con programmi sperimentali avanzati e improvvisazioni fantasiose. Internet, com’è facile intuire, è uno snodo importante nell’ineluttabile mutazione tecnologica dell’apprendimento. Il Regno Unito è uno dei paesi d’avanguardia per quanto riguarda lo studio della didattica online e le sue molteplici sfaccettature, tra programmi ufficiali e interessanti iniziative personali. Come quella di Russell Stannard, docente di un master in comunicazione multimediale alla University of Westminster, che non restituisce né corregge manualmente i compiti dei propri alunni, ma registra un filmato per ciascuno in cui segnala errori e migliorie, recapitandolo poi via e-mail allo studente in causa, che può vedere e ascoltare le osservazioni del professore. “Ho cominciato con questo metodo quando ho compreso quanto la tecnologia possa essere utile nell’insegnamento – dice Stannard -. Volevo aiutare gli altri insegnanti ad apprendere come usare i servizi di podcasting e PowerPoint, software di per sé semplici”. Addio quindi alle vecchie note a margine, rosse o blu che fossero. Il sistema proposto da Stannard vuole essere modello formativo per i docenti online e le attività di tutorato universitarie: si sviluppa attraverso video che spiegano il funzionamento di programmi e sistemi informatici utili all’insegnamento, raccolti poi in un sito che registra più di dicimila visitatori unici e 60mila filmati scaricati al mese. A dimostrazione che l’innovazione, funzionale e non fine a se stessa, può essere recepita con entusiasmo dal mondo accademico. Il professore britannico si dice particolarmente soddisfatto dei risultati ottenuti con i propri studenti attraverso il metodo multimediale, sostenendo che alcune disfunzionalità dell’apprendimento (come la dislessia) possono essere in parte superate dalle video-lezioni, che hanno il pregio di poter essere riviste e riascoltate più volte. Interazione e compartecipazione sono le parole chiave dell’educazione online, che in Gran Bretagna propone un’offerta (in aumento) di corsi, master e specializzazioni. Il riferimento, per alcuni istituti, sembra essere Second Life: si aspira, insomma, a creare una vera e propria realtà virtuale in cui ogni studente può muoversi e con cui ogni studente può interagire tramite avatar. La Kingston University ha sviluppato una corte digitale per gli studenti di giurisprudenza, mentre gli esperti di e-learning della St. George’s University di Londra hanno creato un codice che permette agli utenti di Second Life di creare situazioni adatte all’apprendimento, come interventi di pronto soccorso per paramedici o simulazioni strutturali per architetti e ingegneri. Il rischio, pratico quanto inconscio, è che l’istruzione stessa si faccia simulazione, letteralmente a-materica. Ma, essendo il processo al suo stadio iniziale, la sfida di tecnici e insegnanti sta nel trovare il giusto equilibrio tra strutture tradizionali (testi, studio personale, esperienza fisica) e innovazione digitale (interazione a più livelli, audio-video-virtuale, e a distanza). “Grazie a siti come YouTube, Facebook e Skype, i corsi a distanza assolvono sempre meglio alle necessità degli studenti e agli obiettivi didattici – dice Jon Wardle, preside della Media School di Bournemouth -. Professori e studenti stanno cominciando a capire che i corsi online non sono un’alternativa povera a quelli canonici. Si stanno sperimentando tecniche pedagogiche che potrebbero non funzionare vis-à-vis, ma sono perfette per la rete” Le potenzialità dell’e-learning sono dunque in divenire, tra qualche difficoltà d’accettazione da parte dell’accademia e necessaria integrazione tra parola e web, pratica e simulazione: verso un apprendimento che, proprio come la comunicazione e l’intrattenimento, sarà sempre più affiancato dalla sua versione 2.0, rappresentazione funzionale del reale. • Stefano Pini

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