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Addio a Carlo Petrini, il papà di Slow Food

Carlo "Carlin" Petrini - @ Slow Food

Carlo "Carlin" Petrini - @ Slow Food

Sembrava eterno, come tutti i visionari. Sembrava invincibile, come tutti i rivoluzionari. Sembrava un vecchio saggio e un bambino sognatore insieme. Carlo Petrini sembrava ma, soprattutto, è stato tante cose: tutte concrete, di sostanza e di estrema lungimiranza. E adesso che la sua Slow Food ne annuncia la scomparsa, avvenuta il 21 maggio a 76 anni, sembra impossibile immaginare il futuro senza di lui. Ma lui, da genio anticipatore che è stato, aveva da tempo preparato questo passaggio, lasciando spazio ai giovani e alle nuove generazioni.

Carlo Petrini era nato a Bra, in provincia di Cuneo, nel 1949. Il suo destino familiare lo avrebbe voluto operaio: lui studiò fino all’università, lavorando in officina con il padre per pagare Sociologia a Trento, ma lasciò a 4 esami dalla Laurea per aprire uno spaccio alimentare a Bra e avviare, attraverso il cibo, una rivoluzione politica e culturale che è valsa ben più della sua laurea mancata.

Per Petrini il cibo non è mai stato solo consumo: è memoria, identità, biodiversità, giustizia sociale; è rispetto per chi produce e per chi mangia. Qualcosa che oggi sembra scontato nella narrazione comune, anche del Made in Italy, ma che negli anni Ottanti aveva il sapore dell’utopia. Ma, come amava ripetere Carlin, “Chi semina utopia raccoglie realtà”. E così avrebbe fatto. Il 26 luglio 1986 Petrini fondò Arcigola, associazione destinata a diventare tre anni dopo, a Parigi, Slow Food. Nel 1989, davanti a oltre venti delegazioni internazionali, nacque ufficialmente il movimento che si proponeva come antidoto alla “fast life”, alla standardizzazione del gusto e alla cultura del consumo veloce. “Senza McDonald’s Slow Food non sarebbe nato”, avrebbe dichiarato poi nelle interviste; grazie a Slow Food anche McDonald’s è cambiato, a suo modo, ad esempio inserendo le Dop fra gli ingredienti dei suoi menù.

Da allora Petrini diventò il volto di una rivoluzione gentile ma radicale: viaggi, eventi, reti internazionali per difendere piccoli produttori, contadini, allevatori, tradizioni locali. Appassionato, polemico, instancabile, Petrini ha insegnato a combattere le storture del mercato globale a suon di cibo “buono, pulito e giusto”: tre parole trasformate in manifesto globale, tradotte in decine di lingue e diventate riferimento per un nuovo modo di pensare l’alimentazione.

Nel 2004 lanciò Terra Madre, rete mondiale delle comunità del cibo pensata per contrastare le logiche aggressive della globalizzazione alimentare. Al Salone del Gusto di Torino cominciarono ad arrivare agricoltori e allevatori dagli angoli più remoti della terra e, a guardarsi negli occhi gli uni con gli altri, scoprirono di avere tanto da raccontarsi. Chi aveva mai pensato di intervistare un contadino, un agricoltore o un apicoltore? Eppure con Petrini tornarono a far parte del racconto del cibo e del mondo.

Petrini ha sempre diffidato delle mode. Anche quando Slow Food è diventata un’organizzazione internazionale capace di influenzare governi, università e grandi eventi, lui ha continuato a vedere il cibo come un atto profondamente politico, così come lo era il suo modo di stare al mondo: visionario ma concreto, idealista ma pragmatico. Negli ultimi anni aveva lasciato spazio alle nuove generazioni del movimento, senza mai smettere davvero di guidarlo. Continuava a progettare, scrivere, osservare. E quando qualcuno gli chiedeva che ne sarebbe stato di Slow Food dopo di lui, rispondeva con il suo sorriso ironico e un po’ guascone: «Ho lavorato bene. Ce la faranno».

Tutto questo partì da un ragazzo che aveva lasciato l’università appena prima di laurearsi in Sociologia, ma i riconoscimenti accademici non gli sono poi mancati. Nel 2003 l’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli gli ha conferito una laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali; nel maggio 2006 ha ricevuto una laurea honoris causa in Humane Letters dalla University of New Hampshire (USA) per i suoi risultati come “precursore rivoluzionario [e] fondatore dell’Università di Scienze Gastronomiche” (sorta nel 2004 a Pollenzo, luogo quasi magico alle porte di Bra); nel 2008 l’Università di Palermo gli ha conferito una laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie Agrarie; nel 2014 ha ricevuto la laurea honoris causa in Legge comparata, economia e Finanza dall’International University College di Torino. Nel maggio 2023, l’Università Americana di Roma (AUR) ha conferito a Carlo Petrini un dottorato honoris causa, in considerazione del suo impatto sulla vita e sulla cultura italiana, mentre, nel 2025, all’Università di Messina ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Scienze Umanistiche.

E allora, fai buon viaggio Carlin, e grazie per tutta l’energia che hai profuso nelle tue idee, nei tuoi progetti, nelle tue interviste. Quello che di “buono, pulito e giusto” potevi fare lo hai fatto. Speriamo di aver imparato abbastanza.

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