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Di Pietro nemico pubblico su stampa e Tv

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La Tv dà i numeri di Giorgio Bellocci  “Ho sentito Berlusconi in tv fare retorica sul militare caduto in Afghanistan, e nessuno che gli ricordasse che alla missione in Afghanistan l’ultima volta ha votato contro per far cadere il governo Prodi”… Così Pier Ferdinando Casini a Aldo Cazzullo (“Corriere della Sera” del 17 febbraio). Il commento del leader Udc non è solo un rimprovero all’ex alleato dei bei tempi, bensì anche un breve ed efficace zoom su un aspetto della campagna elettorale raccontata in tv. Casini ha sentito Silvio Berlusconi a TV Sette, lo scorso venerdì, e il “nessuno” che doveva resuscitare la memoria all’ospite è Gianni Riotta. Un errore, certo non di poco conto, nell’ambito di un confronto ben condotto da Riotta, con cortesia ma senza troppe agevolazioni. Il tema di una presunta sudditanza è stato rappresentato pure da Marco Travaglio durante la sua rubrica nella puntata di “Annozero” del 14 febbraio: il giornalista ha messo nel mirino, in particolare, il doppio appuntamento di “Porta a porta” con protagonisti Berlusconi e Walter Veltroni. Travaglio, che in genere ha ragioni da vendere, ha accusato i colleghi chiamati a interloquire con i due candidati di eccessiva riverenza… Insomma, da qui alle elezioni chiunque sia particolarmente interessato al corto circuito che investe stampa, giornalisti televisivi e politica ne vedrà delle belle. Sovente chi esprime giudizi tende a generalizzare e manca di generosità. Travaglio, per esempio, doveva escludere dalla sua critica Ferruccio De Bortoli, che da Vespa si è mostrato molto rigoroso verso il leader di Forza Italia.  Ma prendiamo anche l’attacco che sta subendo su vari fronti (politici e dei media) Antonio Di Pietro. Da quando è stato annunciato l’apparentamento dell’Italia dei valori con il Partito democratico si sono sprecati, in tv e sui giornali, ironie e battute sprezzanti verso l’ex pubblico ministero. Veltroni si sarebbe accordato con “un questurino”, “un manettaro”, “un persecutore d’innocenti”, ecc. Il tormentone non è stato evocato solo da Berlusconi o da qualche suo pasdaran, ma è entrato anche in vari talk, tra cui “Otto e mezzo” e “Le invasioni barbariche”. Nel primo c’era Emma Bonino che avrebbe potuto ricordare all’anti-Di Pietro di turno (il giornalista Pierluigi Battista) che il nostro si è speso per tante battaglie dei radicali (ricordo solo il contrasto all’invadenza della Chiesa nel dibattito politico). Fausto Bertinotti avrebbe dovuto invece evocare a fronte dell’incalzare di Daria Bignardi il profilo di Di Pietro come fautore della legalità e del sostegno sociale (temi cari a Rifondazione) e portatore di posizioni contrarie alle guerra preventiva e all’asservimento agli Stati Uniti… Si, un pizzico di generosità non guasterebbe.

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