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L’IA italiana cresce e ChatMinerva guarda alla prossima generazione

steve-a-johnson-AI-unsplash

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A quasi due anni dalla nascita del progetto Minerva e dopo il debutto del modello linguistico Minerva 7B, alla fine del 2024, la risposta italiana ai grandi modelli di intelligenza artificiale compie un nuovo passo in avanti con l’arrivo di ChatMinerva, un assistente sempre più evoluto, capace di navigare sul Web in tempo reale, comprendere immagini e documenti e dialogare in italiano con maggiore precisione e sicurezza.

Di Minerva Telepress aveva raccontato i primi passi quando il progetto era ancora agli inizi, illustrando l’obiettivo di costruire un modello linguistico sviluppato in Italia e addestrato sulla nostra lingua e sul nostro contesto culturale. Oggi quell’iniziativa entra in una nuova fase, trasformandosi da semplice modello linguistico a piattaforma conversazionale multimodale.

Sviluppata dall’Università Sapienza di Roma insieme a Babelscape, spin-off dell’ateneo, ChatMinerva è stata addestrata grazie alla potenza di calcolo del supercomputer Leonardo del Cineca, una delle principali infrastrutture europee dedicate al calcolo ad alte prestazioni. Il progetto continua a seguire una filosofia open e accademica, distante per dimensioni economiche dagli investimenti dei colossi statunitensi, con l’ambizione di costruire un ecosistema italiano dell’intelligenza artificiale.

L’evoluzione è soprattutto funzionale. Oltre alle tradizionali conversazioni testuali, il sistema può ora analizzare fotografie, immagini, documenti scannerizzati, articoli scientifici e report tecnici, riassumerli, interpretarli e rispondere a domande sul loro contenuto. A differenza della precedente versione, dispone inoltre dell’accesso al Web in tempo reale, superando uno dei principali limiti dei modelli addestrati esclusivamente su dati storici.

Parallelamente cresce anche l’attenzione alla sicurezza. Un modulo dedicato controlla sia le richieste degli utenti sia le risposte generate, filtrando contenuti indesiderati, sensibili o potenzialmente inaffidabili. Un aspetto sempre più centrale nello sviluppo delle piattaforme di IA generativa.

Secondo Roberto Navigli, professore della Sapienza e responsabile scientifico del progetto, l’obiettivo resta quello di dimostrare che anche in Europa e in Italia è possibile sviluppare tecnologie di frontiera con un approccio aperto, indipendente e scientificamente rigoroso. Un risultato ottenuto, sottolinea, grazie al lavoro di ricercatori, studenti e dottorandi più che a grandi disponibilità economiche.

Una parte importante del miglioramento deriva anche dagli utenti. Le migliaia di interazioni raccolte durante l’utilizzo pubblico di Minerva 7B sono servite per affinare il modello, correggerne le risposte e renderlo più robusto nella conversazione quotidiana.

La sfida, naturalmente, resta aperta. Le risorse disponibili sono ancora lontane da quelle dei grandi operatori internazionali come OpenAI, Google o Anthropic, ma il progetto punta a ritagliarsi uno spazio puntando sul controllo diretto dello sviluppo, sulla trasparenza e sulla specializzazione nella lingua italiana.

Il traguardo raggiunto non rappresenta dunque un punto di arrivo e il gruppo di ricerca sta già lavorando alla prossima evoluzione: da un lato un modello Minerva di dimensioni maggiori, sempre addestrato sul supercomputer Leonardo, dall’altro la cosiddetta Agentic Minerva, una nuova generazione di sistemi capaci non solo di dialogare, ma anche di pianificare attività, utilizzare strumenti esterni ed eseguire compiti in maniera autonoma. Un percorso che punta a trasformare Minerva da chatbot italiano a vera piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata nel nostro Paese.

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