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15 Dicembre 2023 | Attualità

In Italia si muore di Covid ma non se ne parla

Dopo un novembre con aumenti esponenziali di casi, dicembre è iniziato con quasi 60mila nuovi contagi e 307 vittime. Pressoché ferma la campagna vaccini.

Gli Italiani non si preoccupano più del Covid, la politica non promuove i vaccini, i contagi e i morti aumentano. E per giunta non se ne parla. Si potrebbe sintetizzare così quanto sta avvenendo da inizio novembre, stando ai bollettini settimanali del ministero della Salute e al report da poco diffuso dalla Fondazione GIMBE di Bologna.

Dopo un ottobre di sostanziale stabilità, in novembre i contagi sono aumentati in maniera preoccupante: dalla settimana 2-8 novembre a quella 23-29 novembre il numero dei nuovi casi è aumentato da 26.855 a 52.175 (+94,3%). Negli ospedali i posti letto occupati da pazienti COVID-19 sono passati da 3.632 a 5.741 (+58,1%) in area medica; da 99 a 170 (+71,7%) in terapia intensiva. Così, non stupisce che l’inizio di dicembre abbia visto crescere ulteriormente i ricoveri per Coronavirus, arrivati a 6.668 in medicina e a 219 in terapia intensiva. Il tasso di ospedalizzazione cresce con l’aumentare dell’età: in particolare, passa dai 39 per milione di abitanti nella fascia 60-69 anni, ai 112 per milione di abitanti nella fascia 70-79 anni, a 271 per milione di abitanti nella fascia 80-89 anni, a 421 per milione di abitanti negli over 90.

«Rispetto all’effettiva circolazione virale – commenta Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, impegnata nel rilancio del Servizio Sanitario Nazionale – il numero dei contagi è largamente sottostimato perché il sistema di monitoraggio, dopo l’abrogazione dell’obbligo di isolamento per i soggetti positivi, poggia in larga misura su base volontaria. Da un lato la prescrizione di tamponi nelle persone con sintomi respiratori è ormai residuale (under-testing), dall’altro con i test antigenici fai-da-te la positività viene comunicata ai servizi epidemiologici solo occasionalmente (under-reporting)».

Le indicazioni per la campagna di vaccinazione anti-COVID-19 2023-2024 sono contenute nella Circolare del Ministero della Salute del 27 settembre che fa seguito quella del 14 agosto. «Viene raccomandato un richiamo annuale – spiega il Presidente di GIMBE – con la formulazione aggiornata monovalente XBB 1.5, già approvata da EMA. La somministrazione deve essere effettuata a distanza di almeno 6 mesi dall’ultimo richiamo o dall’ultima infezione diagnosticata».

Nonostante le raccomandazioni del Ministero della Salute, spiega il rapporto GIMBE, i tassi di copertura dei vaccini negli over 60, in particolare negli over 80, rimangono molto bassi a livello nazionale e prossimi allo zero in quasi tutte le Regioni del Sud. Con un numero di somministrazioni che, invece di aumentare, si riduce. Purtroppo, al fenomeno della “stanchezza vaccinale” e alla continua disinformazione su efficacia e sicurezza dei vaccini, si sono aggiunti vari problemi logistico-organizzativi: ritardo nella consegna e distribuzione capillare dei vaccini, insufficiente e tardivo coinvolgimento di farmacie e medici di medicina generale, mancata attivazione della chiamata attiva dei pazienti a rischio, difficoltà tecniche dei portali web di prenotazione.

La promozione della campagna vaccinale, che negli anni scorsi gli Italiani trovavano pressoché ovunque, non trova più grande supporto. Si spera che gli open day che le Regioni stanno organizzando in tutta Italia possano facilitare l’accesso dei cittadini alla vaccinazione senza necessità di prenotazione. Nel 2020 gli Italiani si dicevano che sarebbero usciti migliori dal Covid. Ad appena tre anni di distanza, purtroppo non ne sono usciti e non sembrano aver appreso nulla.

di Daniela Faggion

Coronavirus in Italia - ph. vperemencom

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