Il simbolo del Terzo Paradiso ha attraversato oceani, piazze e persino la Stazione Spaziale Internazionale. Ora arriva per la prima volta nell’Africa subsahariana. A febbraio 2026, nella città di Iringa, in Tanzania, è stato realizzato il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, artista italiano classe 1933 e tra i protagonisti del movimento Arte Povera. Il progetto è stato ospitato dalla scuola di Bella Esperanza Odv, gestita dalle suore teresine nel quartiere di Ugwachanya. Il patrocinio è dell’ambasciata italiana a Dar es Salaam.
Il Terzo Paradiso non è un’opera nel senso tradizionale del termine. È un progetto di arte partecipativa. Il suo simbolo — una riformulazione del segno matematico dell’infinito con un terzo cerchio centrale — è stato concepito da Pistoletto nel 2003. I due cerchi laterali rappresentano natura e artificio, poli opposti e in conflitto. Il cerchio centrale simboleggia una sintesi generativa, un punto di equilibrio e trasformazione. Pistoletto lo definisce come il grembo di una nuova umanità.
Il manifesto del progetto risale al 2003. Nel 2004, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze Politiche all’Università di Torino, Pistoletto lo presenta pubblicamente come direttrice centrale del suo lavoro. Da quel momento, attraverso la sua fondazione Cittadellarte, l’artista costruisce una rete globale di partner: individui, associazioni, istituzioni, attivi non solo in ambito artistico ma nei più diversi settori della società.
Il progetto ha nel tempo assunto dimensioni planetarie. Nel 2015 un’opera permanente intitolata Rebirth viene installata nel Parco del Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra: 193 pietre, una per ciascun paese membro dell’ONU, disposte a formare il simbolo del Terzo Paradiso. Nel 2017 il simbolo viene adottato dalla missione spaziale VITA dell’ESA e dell’ASI, con le fotografie della Terra scattate dall’astronauta Paolo Nespoli. Il simbolo è comparso anche a Bruxelles, al Palazzo del Consiglio Europeo, in occasione del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea nel 2014. È stato realizzato a Tokyo, Buenos Aires, Singapore, Sarajevo, Bali, Kazakhstan.
In Tanzania il progetto assume una valenza specificamente educativa e interculturale. La scuola di Bella Esperanza Odv opera in un contesto sociale fragile. Il coinvolgimento di studenti e comunità locale in un’opera d’arte collettiva risponde a uno degli assi portanti del Terzo Paradiso: la responsabilità condivisa. Il progetto, fin dalle sue origini, incrocia temi come la sostenibilità ambientale, il riciclo, la moda etica, la rigenerazione urbana. Pistoletto ha connesso il simbolo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, i 17 SDGs adottati nel 2015 dai 193 paesi membri.
La presenza dell’ambasciata italiana a Dar es Salaam come ente patrocinatore indica una scelta precisa di diplomazia culturale. L’Italia utilizza il progetto come strumento di soft power nel continente africano. Non è la prima volta che Pistoletto opera in contesti geopoliticamente significativi. Nel dicembre 2014, un’Ambasciata del Terzo Paradiso a Cuba organizzò la formazione del simbolo sul mare davanti all’Avana con barche di pescatori. Il giorno successivo venne annunciato ufficialmente il riavvicinamento diplomatico tra Cuba e gli Stati Uniti. Nel 2015, all’Avana si tenne il primo Rebirth Forum, dedicato proprio agli SDGs dell’ONU.
La rete delle Ambasciate del Terzo Paradiso è uno degli strumenti operativi del progetto. Nate dal Rebirth-Day — ricorrenza annuale istituita il 21 dicembre 2012 come giornata mondiale della rinascita — le ambasciate promuovono e sviluppano sul territorio locale le attività del progetto. Non si tratta di sedi istituzionali ma di nodi di una rete informale, capaci di attivare collaborazioni tra soggetti diversi.
In Tanzania, il progetto si colloca in un paese con un tasso di scolarizzazione primaria superiore all’80% ma con forti disparità nell’istruzione secondaria e in contesti rurali. Le scuole gestite da congregazioni religiose — come quella delle suore teresine a Iringa — svolgono un ruolo rilevante nell’offerta educativa, in particolare nelle aree meno servite dallo Stato. L’arte partecipativa in questo contesto non è decorazione. Diventa strumento di coesione e di costruzione identitaria collettiva.
L’approdo in Tanzania rappresenta un’estensione geografica del progetto verso un’area del mondo dove le tensioni tra sviluppo, ambiente e disuguaglianza sono particolarmente acute. Il cerchio centrale del simbolo — quello generativo — trova qui un terreno inedito.

