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20 Aprile 2026 | Attualità

Rinunciare alle cure per non abbandonare il proprio cane: a Genova nasce la prima Hospitality Dog d’Italia

Al Policlinico San Martino di Genova sta per nascere la prima area di ospitalità per cani all’interno di un ospedale italiano. Il progetto si chiama “Pet’s Family House – Hospitality Dog” ed è pensato per accogliere gli animali dei pazienti ricoverati che non hanno familiari o conoscenti a cui affidarli. Venticinque casette in legno, volontari dedicati e un’area attrezzata nel cuore del più grande complesso ospedaliero del Nord Italia: l’obiettivo è eliminare una delle ragioni meno visibili, eppure più concrete, per cui molte persone sole rinunciano alle cure. Il progetto, promosso dall’associazione Humanitas Clelia Lombardo di Gambatesa ODV e sostenuto dal Policlinico con la concessione del terreno, ha superato ogni passaggio autorizzativo. Resta aperto un unico nodo: il reperimento dei fondi per completare i lavori.

La storia di Maria

Maria ha un piede diabetico grave. Dovrebbe operarsi. Sa che il tempo gioca contro di lei. Eppure ha detto no. Il motivo non riguarda la paura dell’intervento né le liste d’attesa: Maria è anziana, vive sola e il suo alano, cento chili di fedeltà silenziosa, è l’unica famiglia che le resta. L’idea di consegnarlo a un canile, anche solo per pochi giorni, è un prezzo che non è disposta a pagare. Preferisce rischiare la propria salute.

Un fenomeno sommerso

Il caso di Maria, nome di fantasia, non è un’eccezione. È la punta visibile di un fenomeno sommerso che coinvolge migliaia di anziani soli in Italia: persone che rinunciano a ricoveri, interventi chirurgici e cure ospedaliere perché non hanno nessuno a cui affidare il proprio animale. Per molti di loro, il cane o il gatto non è un accessorio domestico. È un legame primario, spesso l’ultimo rimasto.

Come funzionerà la struttura

La struttura prevede venticinque casette in legno d’abete all’interno di un’area recintata, dotata di illuminazione, videosorveglianza, panchine e montascale per le persone con disabilità. La capienza potrà arrivare fino a cinquanta cani. L’accesso sarà riservato ai pazienti dell’hospice e ai degenti allettati, con precedenza a chi ha un reddito basso o nullo. I volontari dell’associazione si occuperanno dell’accudimento quotidiano degli animali: alimentazione, passeggiate, cure veterinarie.

Il Policlinico San Martino non si è limitato a cedere uno spazio fisico. La scelta di aderire al progetto riflette una consapevolezza precisa: lo stato emotivo del paziente incide sulla risposta alle terapie. La preoccupazione per il proprio animale può generare ansia, insonnia e resistenza al ricovero, tutti fattori che ostacolano il percorso di guarigione.

La pet therapy è già realtà al San Martino

L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio. Il San Martino ha già avviato, nel febbraio 2026, un programma di pet therapy nei reparti oncologici in convenzione con l’associazione ArchiPet: cani e gatti certificati entrano in corsia per incontri mensili con i pazienti, accompagnati da volontarie formate. La Hospitality Dog rappresenta il passo successivo: non più solo la visita dell’animale al padrone, ma la garanzia che l’animale sia accudito e protetto mentre il padrone si cura.

Il quadro italiano: un vuoto normativo

In Italia, la possibilità di portare animali nelle strutture sanitarie resta frammentata e affidata alla discrezionalità delle singole aziende ospedaliere. Alcune regioni, come la Basilicata, hanno emanato linee guida per l’accesso degli animali d’affezione negli spazi esterni delle strutture di ricovero. La Toscana ha introdotto regolamenti specifici nel 2024. Nessuna struttura, però, fino a oggi aveva progettato un’area di ospitalità permanente per gli animali dei degenti all’interno del perimetro ospedaliero.

Tutto pronto, tranne i fondi

Il progetto è esecutivo. I lavori sono stati formalmente avviati. Ma il nodo che resta da sciogliere è il più elementare: i soldi per completare la struttura. L’intero costo della realizzazione grava sull’associazione Humanitas ODV, che si finanzia attraverso il tesseramento annuale dei soci, il 5×1000 e le donazioni liberali. Il Policlinico San Martino ha concesso l’area in comodato d’uso, la Regione Liguria e il Comune di Genova hanno espresso sostegno istituzionale, la Soprintendenza ha rilasciato il parere: nessuno di questi soggetti, però, ha stanziato risorse economiche per la costruzione. Non risulta attiva, al momento, una campagna di raccolta fondi su piattaforme di crowdfunding.

L’appello di Antonio Quaglio, specialista ortopedico e ideatore del progetto insieme a Bortolotti, è stato netto: il progetto ha le autorizzazioni, ha i volontari, ha il terreno, ma non ha il denaro per procedere. È il paradosso di un’iniziativa che ha superato ogni ostacolo amministrativo e si ferma davanti al più banale dei vincoli. Le istituzioni hanno aperto tutte le porte burocratiche, poi hanno lasciato la chiave economica nelle mani del volontariato.

In un Paese con una popolazione anziana in crescita costante e un numero di animali domestici che supera quello degli abitanti, la domanda è se questo scarto tra volontà dichiarata e impegno concreto possa essere colmato prima che altri pazienti debbano scegliere tra il proprio animale a la propria salute.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/serena-campione/" target="_self">Serena Campione</a>

Di Serena Campione

Scrivo per Telepress dal 2021 e mi occupo di attualità, sociale e sostenibilità, enogastronomia ed eventi (spesso collegati alla mia regione di origine, ma non solo!) Pugliese di nascita, milanese di adozione da quattro anni. Dopo la laurea in comunicazione e il Master in Digital Communication alla 24Ore Business School entro nel mondo delle PR e media relations, seguendo aziende ed enti in svariati settori, tra cui: sociale, sostenibilità, food e tecnologia.