In occasione della Giornata europea del Biologico è stato presentato il Marchio Biologico Italiano, il nuovo segno distintivo destinato a rendere immediatamente riconoscibili sugli scaffali i prodotti biologici ottenuti da materie prime agricole nazionali. Il marchio è caratterizzato dall’intreccio di tre foglie nei colori verde, bianco e rosso e affiancherà il logo biologico dell’Unione europea, senza sostituirlo, introducendo quindi un’indicazione aggiuntiva legata all’origine italiana delle materie prime.
Istituito dalla legge sul biologico del 2022 e disciplinato dal decreto ministeriale del 26 maggio 2026, il marchio è di proprietà del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Dal 15 settembre gli operatori interessati possono presentare la domanda per il suo utilizzo attraverso il sistema informativo agricolo nazionale. L’adesione è volontaria e riguarda esclusivamente prodotti biologici che riportano in etichetta le indicazioni “Agricoltura Italia” o “Acquacoltura Italia”. L’obiettivo è rafforzare la tracciabilità dell’origine e consentire al consumatore di distinguere con maggiore facilità il biologico realizzato a partire da produzioni agricole nazionali.
Il debutto del marchio arriva in una fase caratterizzata da una forte crescita della domanda. Secondo le anticipazioni del rapporto “Bio in cifre”, elaborato da Ismea con Ciheam Bari nell’ambito dei programmi del Masaf, nel 2025 i consumi domestici di prodotti biologici sono aumentati del 9,2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 4,4 miliardi di euro. Si tratta del valore più elevato mai registrato e corrisponde al 4% dell’intera spesa agroalimentare nazionale.
Sul fronte produttivo, la superficie agricola utilizzata con metodo biologico raggiunge 2.377.749 ettari, pari al 19,4% della superficie agricola italiana. Otto regioni, oltre alla Provincia autonoma di Bolzano, hanno già superato la soglia del 25% indicata a livello europeo. Gli operatori del settore sono complessivamente 95.389, dei quali 85.443 sono aziende agricole. Numeri che mantengono l’Italia tra i Paesi di riferimento nel biologico europeo, ma che nascondono anche alcuni segnali di rallentamento.
Secondo i dati richiamati da Coldiretti Bio, nel 2025 la superficie biologica complessiva ha infatti registrato una contrazione del 5,4% e il numero degli operatori una riduzione dell’1,8%. Il dato va tuttavia confrontato con una dinamica di lungo periodo decisamente diversa: nell’ultimo decennio gli ettari coltivati secondo il metodo biologico sono cresciuti del 32,4%, con oltre 580 mila ettari aggiuntivi. Sulla variazione dell’ultimo anno potrebbe inoltre aver inciso una discontinuità nella rilevazione statistica.
L’elemento più significativo riguarda soprattutto il rallentamento delle nuove conversioni. Mentre la superficie già convertita al biologico mostra una variazione contenuta, pari a circa il -0,5%, gli ettari ancora in fase di conversione diminuiscono del 24,4%. Una parte importante della riduzione riguarda prati permanenti e superfici foraggere, dato che mette in evidenza anche le difficoltà della zootecnia biologica, sottoposta all’aumento dei costi di produzione e a livelli di remunerazione che non sempre compensano i maggiori oneri richiesti dal metodo biologico.
Anche Confcooperative Agroalimentare considera il marchio uno strumento utile per aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori e rafforzare la presenza delle produzioni biologiche italiane sui mercati internazionali, sottolineando però che il logo non può essere sufficiente, da solo, a sostenere la crescita del comparto. La questione centrale resta la costruzione di filiere capaci di collegare produzione primaria, trasformazione e commercializzazione e di distribuire il valore in maniera più equilibrata tra i diversi operatori.
Fonte foto: Facebook Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste

