L’estate italiana chiude con oltre 276 milioni di presenze turistiche e più di 72,4 milioni di arrivi tra giugno e agosto. Le tendenze erano già chiare, ma adesso ci sono anche i dati diffusi dal Ministero del Turismo, secondo cui i pernottamenti sono aumentati del 2% rispetto allo stesso periodo del 2025, con oltre 5,5 milioni di presenze aggiuntive.

La crescita riguarda sia il turismo interno sia quello internazionale, con andamenti diversi tra arrivi e pernottamenti. Gli arrivi aumentano del 2,1% tra gli italiani e dell’1,9% tra gli stranieri; nelle presenze, invece, sono i visitatori internazionali a crescere maggiormente: +2,3%, contro il +1,6% degli italiani. Agosto accelera ulteriormente: +3% negli arrivi e +4,2% nelle presenze rispetto allo stesso mese del 2025, con i pernottamenti stranieri in aumento del 4,4%.

Il confronto con i dati Istat

Le statistiche Istat disponibili non coprono ancora l’intera estate, ma offrono un termine di confronto sull’andamento precedente. Nel secondo trimestre 2026, tra aprile e giugno, gli esercizi ricettivi italiani hanno registrato quasi 148 milioni di presenze, il 3,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli arrivi sono invece diminuiti dello 0,8%: meno ingressi, dunque, ma soggiorni mediamente più lunghi, tanto che la permanenza media è salita a 3,15 notti.

Anche per Istat la componente internazionale ha avuto un peso determinante: gli stranieri hanno rappresentato il 61,6% delle presenze complessive e i loro pernottamenti sono aumentati del 4,6%, contro il +2,7% della clientela italiana.

La corsa dei piccoli comuni

Uno dei segnali più interessanti arriva dalle destinazioni lontane dai grandi poli turistici. Secondo il Ministero, nei piccoli comuni tra gennaio e luglio gli arrivi sono aumentati del 5,6% e le presenze del 4,4%. Solo a luglio la crescita è stata rispettivamente del 6,6% e del 4,2%. Tra le regioni con gli incrementi più consistenti delle presenze nei piccoli centri figurano Abruzzo (+10,9%), Piemonte (+9,8%), Marche (+9,4%) e Puglia (+8,1%).

C’è poi il confronto sulle prenotazioni online. Nel trimestre estivo l’Italia ha raggiunto un tasso di saturazione OTA (Online Travel Agencies) del 61,8%, contro il 54,7% della Spagna e il 45,6% della Francia. Il dato misura la quota di disponibilità occupata sulle principali piattaforme di prenotazione online e non, quindi, il peso complessivo dei tre Paesi nel mercato turistico europeo.

Quanto vale l’estate: la stima CNA

Sul valore economico della stagione intervengono invece le stime di CNA Turismo e Commercio. L’associazione calcola per giugno-agosto una spesa turistica diretta superiore a 31 miliardi di euro, che salirebbe a oltre 55 miliardi considerando le ricadute sull’economia turistica e sui servizi collegati.

Allargando ulteriormente il perimetro ad agroalimentare, artigianato, commercio locale e agli altri comparti del Made in Italy, CNA stima un valore complessivamente attivato superiore a 70 miliardi di euro. Si tratta dunque di una valutazione dell’impatto economico allargato effettuata dall’associazione, e non di un dato statistico del Ministero o dell’Istat.

Il dato racconta un fenomeno che va oltre alberghi e stabilimenti balneari: il turismo alimenta una filiera che comprende ristorazione, produzioni alimentari, artigianato e commercio. E la crescita dei piccoli centri indica che una parte sempre maggiore di questa domanda cerca l’Italia anche fuori dalle destinazioni più affollate. Alla buon’ora.