Lo indicano i test condotti dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technoogy (Mit) guidati dall’italiano Giovanni Traverso, docente di ingegneria meccanica presso il Mit, gastroenterologo al Brigham and Women’s Hospital, membro associato del Broad Institute di MIT e Harvard.
Queste batterie potrebbero rendere i dispositivi più sicuri per i pazienti e ridurre al minimo l’impatto ambientale delle batterie dopo la loro escrezione. I dispositivi elettronici ingeribili stanno infatti trasformando l’assistenza sanitaria personalizzata consentendo il rilevamento in tempo reale, la terapia mirata e le capacità diagnostiche. Tuttavia, alimentare questi sistemi rimane una sfida importante a causa dei problemi di biocompatibilità e dell’impatto ambientale delle batterie convenzionali.
I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Chemical Engineering, dimostrano come una batteria di carta bioriassorbibile al “triossido di magnesio–molibdeno (Mg–MoO3)” sia capace di garantire elevate prestazioni elettrochimiche in condizioni fisiologiche, degradandosi poi in modo sicuro nel tempo.
La batteria fornisce una tensione di picco a circuito aperto di 1,84 V e supporta sistemi elettronici ingeribili su scala di capsula che incorporano fonti di alimentazione bioriassorbibili per due applicazioni gastrointestinali chiave: tag di identificazione a radiofrequenza assistiti da batteria per il tracciamento wireless dei farmaci e sistemi a capsula per la terapia elettroceutica.

