Il caffè non è più soltanto una specialità della tradizione italiana ma comincia a essere anche una coltura nazionale. A Palermo, nella tenuta della famiglia Morettino, nella zona di San Lorenzo ai Colli, è stato realizzato il primo raccolto di caffè Arabica coltivato all’aperto in Italia. Un risultato reso possibile dall’innalzamento delle temperature, che sta modificando la geografia delle coltivazioni agricole.
La produzione, ancora sperimentale, ha raggiunto circa 100 chilogrammi di drupe, dai quali sono stati ricavati poco più di 15 chilogrammi di caffè tostato. Il progetto, che coinvolge anche l’Università e l’Orto Botanico di Palermo, punta a studiare l’adattamento delle piante tropicali al clima mediterraneo. Un esperimento dal valore scientifico e simbolico, che apre nuove prospettive ma solleva anche interrogativi sulla sostenibilità delle coltivazioni in territori sempre più esposti alla siccità.
La novità siciliana si inserisce in un settore che rappresenta un’eccellenza dell’industria agroalimentare nazionale. Secondo i dati diffusi dal Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food, nel 2025 l’Italia ha prodotto 424.168 tonnellate di caffè tostato e solubile, confermandosi primo produttore europeo di caffè tostato. Il comparto conta circa 1.000 torrefazioni e genera un fatturato di 5,9 miliardi di euro.
La filiera resta fortemente legata alle importazioni: ogni anno arrivano in Italia 641.234 tonnellate di caffè verde, per circa due terzi Arabica e un terzo Robusta. Brasile e Vietnam rappresentano insieme il 57% dei volumi importati. Sul fronte internazionale, l’Italia esporta quasi 280mila tonnellate di caffè tostato e 4.550 tonnellate di solubile.
Il caffè rimane un’abitudine profondamente radicata nella cultura nazionale. Il consumo annuo raggiunge 287.143 tonnellate, pari a 4,9 chilogrammi pro capite, equivalenti a circa 812 tazzine di espresso per persona. Secondo un’indagine realizzata da Altroconsumo per il Comitato Italiano del Caffè, tre italiani su quattro lo bevono regolarmente e il 49,5% lo considera un simbolo dello stile di vita nazionale, praticamente alla pari con la pasta.

