Sono alcuni dei dati emersi dalla survey «È solo un meme?!». La ricerca è stata presentata il 7 ottobre e ha raccolto le risposte di adolescenti di tutta Italia. Ipsos Doxa ha curato la parte tecnica. La supervisione scientifica è di Manolo Farci, professore di Studi culturali e di genere all’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. L’oggetto dell’indagine è il rapporto tra adolescenti, ambiente digitale e modelli di genere.
La risata come lasciapassare
Davanti a meme esplicitamente sessisti il 37% dei ragazzi dichiara di trovarli divertenti. Tra le ragazze la quota scende al 14%. Sull’intero campione la percentuale è del 27%. La ricerca individua nel registro ironico il meccanismo che disattiva il giudizio. Formule come «è solo un meme», «è solo una canzone» e «stavo scherzando» abbassano il peso morale di un contenuto e ne garantiscono la circolazione.
Gelosia, controllo e il corpo come garanzia
L’85% degli adolescenti ha visto sui social post o video che presentano gelosia e controllo nella coppia come elementi normali. Un adolescente su tre (34%) associa ancora la gelosia all’amore.
Un dato che fa riflettere riguarda i ragazzi: uno su due considera normale che una ragazza si faccia bella e si curi per evitare che il fidanzato guardi le altre. La responsabilità della fedeltà ricade così sulla partner. La cura di sé smette di essere una scelta e diventa una polizza contro l’abbandono. Un ragazzo su quattro (27%) non vede alcun problema nel commentare online il corpo di una ragazza.
L’aspetto fisico diventa una moneta sociale. Il 32% del campione riconosce l’esistenza del pretty privilege. Con questa espressione si indica il vantaggio in opportunità e approvazione che deriva dall’essere considerati attraenti.
Mara Ghidorzi della Direzione scientifica di Fondazione Libellula collega questi dati al male gaze. Il termine indica l’idea che i corpi femminili trovino legittimazione nello sguardo maschile eterosessuale. Secondo Ghidorzi gli algoritmi amplificano e premiano questo sguardo e le ragazze finiscono per interiorizzarlo. La bellezza diventa leva di visibilità e successo. Ghidorzi definisce il fenomeno «empowerment estetico»: una forma di emancipazione ambivalente, che libera e vincola nello stesso gesto.
Consenso, solitudine, famiglia
Il 41% dei ragazzi dichiara di essersi trovato in chat o gruppi nei quali circolavano immagini intime di altre persone. La ricerca precisa che il dato non implica una condivisione diretta. Segnala però che il fenomeno abita gli spazi digitali frequentati dagli adolescenti.
Il 38% degli adolescenti dichiara di sentirsi solo. La quota sale al 42% tra le ragazze e scende al 32% tra i ragazzi. La Fondazione legge la differenza come un effetto dell’educazione. Le ragazze dispongono di uno spazio sociale più ampio per riconoscere ed esprimere la propria fragilità. I ragazzi crescono con il mandato di mostrare forza, indipendenza e controllo. Il dato maschile potrebbe quindi essere sottostimato.
Il 56% si rivolgerebbe ai genitori in una situazione di malessere. L’adolescenza raccontata come fuga dagli adulti trova qui una smentita. I genitori restano il primo punto di riferimento. La responsabilità passa dall’altra parte del tavolo: serve un adulto capace di accogliere la richiesta senza giudicarla.
Due generi, due percorsi
La Research Director di Ipsos Doxa Eva Sacchi richiama un’asimmetria netta. Davanti alla sessualizzazione esplicita le reazioni critiche e di fastidio riguardano il 77% delle ragazze e soltanto il 47% dei ragazzi. Per Sacchi servono quindi percorsi distinti. Con i ragazzi occorre lavorare su vulnerabilità ed empatia e sui codici dell’ironia che rendono accettabile lo sguardo che riduce la persona a oggetto. Con le ragazze occorre rafforzare gli strumenti di protezione e la capacità di sottrarsi alla pressione estetica. Le norme di genere agiscono in modo diverso sui due gruppi e chiedono risposte mirate.
Fondazione Libellula conduce dal 2022 percorsi di prevenzione ed educazione con studenti delle scuole superiori in tutta Italia. La survey è lo strumento che indica dove serve concentrare quel lavoro.

