Il valore aggiunto diretto è stimato in 5,3 miliardi di euro e sale a 9,8 miliardi con l’impatto economico complessivo: ogni euro prodotto in modo diretto ne attiva altri 85 centesimi nel resto dell’economia.
I dati sono del Rapporto IsITT sul turismo accessibile 2026 – Dati, innovazione e nuove traiettorie, presentato al TTG Travel Experience di Rimini. Lo ha realizzato l’Istituto Italiano per il Turismo per Tutti, associazione senza scopo di lucro nata nel 2009 dalla CPD Consulta per le Persone in Difficoltà di Torino, con il contributo di Fondazione CRT e le ricerche di SRM, Centro Studi e Ricerche e Intesa Sanpaolo Innovation Center.
Soggiorni più lunghi, platea più ampia
Il turista accessibile resta in media circa 4,3 notti. Il dato nazionale indicato al TTG dal ministro del Turismo è di circa 3,3 notti, su 535,5 milioni di presenze e 160,8 milioni di arrivi. Le due serie hanno perimetri diversi e il confronto è indicativo, ma segnala una clientela che si ferma più a lungo. Le presenze annue del settore valgono circa un settimo delle 276 milioni di notti della sola estate 2026.
Secondo l’Istat nel 2023 circa 2,9 milioni di persone avevano disabilità o limitazioni gravi, il 5% della popolazione. Nel 2025 il 22,7% della popolazione in famiglia dichiarava limitazioni gravi o non gravi. Gli over 65 sono 14,8 milioni, il 25,1% dei residenti. La domanda comprende anche chi ha difficoltà temporanee, le famiglie con il passeggino e gli anziani: una platea che l’invecchiamento allarga ogni anno.
Imprese più selettive, investimenti più convinti
Fra il 2025 e il 2026 le strutture ancora in fase di valutazione salgono dal 9,5% al 21,1% e cala la quota di quelle già attive. Fra le aziende orientate all’accessibilità chi ha investito negli ultimi tre anni passa dal 79,6% all’84,5% e chi prevede nuovi investimenti nel prossimo triennio dal 67,5% al 74,2%. Sono imprese più attente a formazione del personale, digitalizzazione e integrazione con il territorio.
Il Rapporto parla di un mercato in maturazione: l’interesse generico si ritira come una marea e lascia emergere chi ha fatto dell’accessibilità un fattore di competitività. Le strutture incerte però sono più che raddoppiate in un anno, segno che per molti operatori il ritorno economico non è ancora evidente. Il rischio è un mercato a due velocità. Le percentuali sugli investimenti riguardano solo le aziende già orientate al tema.
Tecnologia e continuità del viaggio
L’interesse per l’intelligenza artificiale resta stabile, mentre arretrano le tecnologie percepite come meno immediate. Per il Rapporto l’innovazione abilita ma non risolve: contano informazioni aggiornate, piattaforme interoperabili, prenotazione in autonomia, mobilità e orientamento.
L’accessibilità va oltre le barriere architettoniche e richiede continuità lungo tutta la catena del viaggio, dalla ricerca delle informazioni ai trasporti, dall’accoglienza alla visita. Una rampa all’ingresso dell’albergo vale poco se la stazione è inaccessibile. Le criticità segnalate sono la frammentazione delle informazioni, la distanza fra accessibilità dichiarata e verificabile, la discontinuità dei servizi, la carenza di competenze e la difficoltà di portare su larga scala le sperimentazioni. La risposta indicata è una governance integrata delle destinazioni.
Verso un Osservatorio
Il Rapporto riprende il Torino Manifesto on Tourism for All 2025, adottato il 7 ottobre 2025 al terzo World Summit on Accessible Tourism organizzato da CPD e IsITT, che propone un Osservatorio globale sul turismo accessibile. L’IsITT ipotizza un proprio Osservatorio con indicatori confrontabili nel tempo a disposizione di imprese, territori e istituzioni. È il passaggio che ha portato il turismo delle produzioni certificate da nicchia a sistema.

