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25 Agosto 2008 | Innovazione

In Turchia i siti scioperano contro la censura

Gli editori di siti in Turchia protestano contro la censura e chiudono i propri giornali. Una manifestazione di protesta contro il Governo di Ankara ritenuto responsabile di avere oscurato diversi siti, tra cui YouTube. Non c’è una posizione ufficiale da parte del governo turco. Ufficialmente sono stati chiusi solo alcuni siti che contenevano materiale offensivo o illegale. Ma va da sé che questa definizione si presta a qualsiasi valutazione soggettiva. Il risultato è che negli ultimi mesi, secondo diversi operatori del settore, le maglie del controllo si sono strette, di pari passo con la discussione a livello politico sul futuro del partito islamista e del modello culturale di riferimento per il futuro del Paese. In sostanza la rete starebbe facendo le spese di una lotta politica tra chi vuole porre maglie più rigide alla rete e chi si oppone a qualsiasi tipo di censura. Ma anche tra diversi atteggiamenti all’interno dei movimenti laici. Il fatto curioso è che nelle scorse settimane furono proprio le spinte più laiche a imporre la censura su Youtube, colpevole di avere ospitato filmati ritenuti offensivi nei confronti del padre laico della patria , Kemal Ataturk. Quindi una censura laica e non religiosa, che ha innescato però un meccanismo di competizione sulla censura di opinione di cui fanno le spese i navigatori, e la libertà La decisione degli editori, oltre 300, di protestare oscurando il proprio sito trova scarso risalto sulla stampa nazionale turca. Solo il quotidiano Hurriyet gli dà rilievo. Ma nei blog, tra quelli ovviamente attivi, la discussione ferve e su diversi siti si raccolgono firma per protestare contro la progressiva censura. In Turchia vi è un sistema di controllo dei contenuti, il cui compito è quello di verificare che non siano accessibili testi, foto e filmati vietati dalla legge. Ma la possibilità di bloccare siti è estesa (S.D.)

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