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Riciclo della plastica: i dati italiani nel 2021

In Italia i numeri che riguardano il riciclo della plastica sono buoni, ma servono investimenti mirati per aumentare i volumi, soprattutto al Sud. L’inquinamento da plastica nel 2060 triplicherà mentre quella riavviata a una seconda vita, a livello globale, è ancora troppo poca: appena il 10%. Dopo il calo nel 2020, dovuto soprattutto al Covid, […]

22 Giugno 2022 | Ambiente, Attualità

In Italia i numeri che riguardano il riciclo della plastica sono buoni, ma servono investimenti mirati per aumentare i volumi, soprattutto al Sud. L’inquinamento da plastica nel 2060 triplicherà mentre quella riavviata a una seconda vita, a livello globale, è ancora troppo poca: appena il 10%. Dopo il calo nel 2020, dovuto soprattutto al Covid, il settore torna a macinare numeri positivi. Si parla di un fatturato annuo di circa un miliardo, con un + 67% rispetto all’anno precedente per le imprese

Le differenze tra Nord e Sud

In Italia sono circa 350 le aziende che operano nel settore del riciclo plastico. Quelle invece che concentrano le loro attività sul riciclo meccanico di plastica sono oltre settanta, per un totale di 80 impianti. La maggior parte di queste aziende, oltre il 70%, si trova al Nord, con Sud e isole dove si svolge appena il 20% del riciclo e nel Centro ancora meno (10%). Fra le regioni nella sola Lombardia si trovano il 40% degli impianti totali. Queste realtà trattano soprattutto alcuni tipi di polimeri riciclabili. Questi polimeri vengono recuperati dagli scarti per dar vita a nuovi prodotti. La base di partenza per la filiera è rappresentata per la maggior parte dai rifiuti urbani che arrivano grazie alla raccolta. 

Il Rapporto Assorimap

Il rapporto Assorimap, (Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori di materie plastiche) realizzato da Plastic Consult spiega come la crescita del valore dei riciclati prodotti sia dovuta non soltanto a un aumento dei volumi di prodotti riciclati, ma anche all’incremento, estremamente elevato, dei prezzi di vendita, legato all’impennata delle materie prime a cui si sono aggiunti, nella parte terminale dell’anno, gli aumenti dei costi energetici. I volumi totali nazionali in output dei riciclatori meccanici si sono attestati lo scorso anno a circa 800mila tonnellate, con un tasso di crescita del 17% rispetto al 2020. Le principali applicazioni delle Materie Prime Seconde sono concentrate in due principali settori di sbocco: imballaggi rigidi e articoli casalinghi/per giardinaggio, entrambi al di sopra del 30% di quota. Segue il comparto edilizia e costruzioni a poco più del 15%.

Situazione attuale e futuro

L’industria nazionale del riciclo meccanico si è ripresa molto velocemente dopo l’anno difficile del Covid, che ha fatto registrare una decisa contrazione dell’attività, complice anche l’andamento delle materie prime che ha sostanzialmente azzerato la marginalità del comparto. Il settore, come altri segmenti della filiera delle materie plastiche, è composto da aziende estremamente flessibili e reattive”. – dice Paolo Arcelli, direttore Plastic Consult – “Nei prossimi anni ci attendiamo un nuovo slancio dal comparto, messo alla dura prova negli ultimi 6-9 mesi dall’aumento dei costi, in funzione dell’evoluzione normativa tanto a livello nazionale che comunitario.”

di Alessandro Bonsi

 

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