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A Firenze riapertura integrale del Museo della Moda dopo oltre quattro anni di stop

Riallestimento totale, otto nuove sale, l’esposizione del nucleo centrale della collezione permanente della Galleria con sessanta abiti, molti accessori preziosi dal Settecento ai primi anni Duemila. La Galleria ha riaperto nella sua interezza, dopo quasi cinque anni di chiusura al pubblico, offrendosi ai visitatori in un riallestimento generale che ne ha cambiato, ammodernandolo e attualizzandolo, […]

21 Agosto 2024 | Attualità

Riallestimento totale, otto nuove sale, l’esposizione del nucleo centrale della collezione permanente della Galleria con sessanta abiti, molti accessori preziosi dal Settecento ai primi anni Duemila.

La Galleria ha riaperto nella sua interezza, dopo quasi cinque anni di chiusura al pubblico, offrendosi ai visitatori in un riallestimento generale che ne ha cambiato, ammodernandolo e attualizzandolo, il volto e l’estetica. Per la prima volta, al centro del percorso di visita vi è il nucleo principale di abiti della collezione, ordinato secondo criteri storico-cronologici che accompagnano il visitatore nel racconto della storia del costume e della moda: circa sessanta capi dal XVIII al XXI secolo e altrettanti accessori tra scarpe, borse, ventagli, ombrelli, guanti, cappelli.

Nelle 8 sale appena inaugurate si possono ammirare i lussuosi abiti settecenteschi quali tipici esempi di robe à la française, rappresentanti di un’epoca in cui è la corte a stabilire le mode del vestire, secondo una logica del potere stabilita dai regolamenti d’etichetta. Vi sono poi capi in stile Impero, come quello in crêpe di seta avorio, ornato da ricami in laminetta d’argento, appartenuto a Massimilla Celano, consorte di Prailo Mayo, terzogenito del governatore del Principato abruzzese di Francavilla.

Si prosegue con capi del periodo Restaurazione, quando il punto vita si riabbassa ed elaborate applicazioni affiorano dalle vesti come bassorilievi scultorei: se ne trova testimonianza nell’abito da pomeriggio datato 1825, in taffetas a pelo strisciante operato a motivi di righe e palmette. Lungo il percorso sono esposti anche rari abiti da sposa ottocenteschi, come il modello in seta dorata adornato da un motivo di peonie e margherite, appartenuto ad Angiola Polese, giovane nobildonna sposatasi nel 1836; oltre al raffinatissimo abito da sposa, realizzato da Charles Frederick Worth, in raso e gros de Tours color avorio, con voluminosa tournure e generoso strascico, luminoso esempio del virtuosismo sartoriale dell’epoca.

(Fonte foto: Le Gallerie degli Uffizi)

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