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22 Aprile 2026 | Attualità

Accordo NASA-Italia: tecnologia e competenze e un astronauta italiano sulla Luna 

Roma entra nel programma Artemis con un accordo bilaterale con la NASA: tecnologia italiana per la base lunare, un astronauta in orbita come contropartit

luna
Il 31 marzo 2026, a Washington, il senatore Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy e delegato del governo italiano per le politiche spaziali e aerospaziali, e Jared Isaacman, amministratore della NASA, hanno firmato una dichiarazione d’intenti per la cooperazione sulla base lunare permanente guidata dagli Stati Uniti. L’accordo consolida un asse bilaterale Roma-Washington che si è sviluppato in parallelo al quadro multilaterale dell’Agenzia Spaziale Europea.

Il perimetro tecnico dell’intesa comprende tre aree: moduli abitativi, sistemi di comunicazione e attività scientifiche sulla superficie lunare. In cambio, l’Italia ottiene almeno un posto per un astronauta italiano in una delle future missioni del programma Artemis.

Il modulo che viene da Torino

L’accordo del 31 marzo non nasce dal nulla. Un primo accordo bilaterale risale al giugno 2022. In quella sede, l’Italia aveva assunto la responsabilità di progettare un modulo abitativo lunare multiuso. Il contratto è stato assegnato all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che lo ha affidato a Thales Alenia Space Italia, con sede a Torino. La società è una joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) ed è uno dei principali costruttori europei di strutture pressurizzate per lo spazio.

Il modulo è un elemento chiave della nuova architettura lunare americana. La NASA ha scelto di abbandonare il progetto Gateway, la stazione orbitale lunare, per concentrare le risorse su una base stabile sulla superficie. L’annuncio era arrivato il 24 marzo, una settimana prima della firma con Roma, quando Isaacman aveva delineato il nuovo orientamento strategico dell’agenzia.

Artemis si riorganizza

La revisione della NASA ridisegna l’intera mappa delle partnership internazionali. Il Gateway era il cardine attorno al quale l’Agenzia Spaziale Europea aveva strutturato la propria partecipazione al programma Artemis. ESA aveva garantito contributi tecnici rilevanti, in particolare il modulo Lunar I-Hab e il modulo ESPRIT, ottenendo in cambio tre posti per astronauti europei sulle missioni Artemis. Due di questi posti erano collegati a missioni verso la stazione orbitale. Il terzo, sul quale il direttore generale Josef Aschbacher aveva puntato, avrebbe dovuto portare un europeo sulla superficie lunare.

Con la sospensione di Gateway, il destino di questi accordi è incerto. ESA ha comunicato di essere in consultazione con gli stati membri per valutare le implicazioni della decisione americana. Una scelta sul percorso da seguire non è stata ancora annunciata.

Roma tratta in proprio

L’accordo italiano si inserisce in questo scenario con un approccio diretto. L’ASI ha precisato che le opportunità di volo conquistate da Roma si aggiungono a quelle disponibili nel quadro del rapporto NASA-ESA. La formulazione lascia aperta la questione su cosa resti di quel quadro, ma segnala che l’Italia ha scelto di non attendere l’esito del negoziato europeo.

Urso ha dichiarato: “Torneremo sulla Luna, e questa volta per restarci. Lo faremo grazie alla tecnologia italiana e con un astronauta italiano in una delle prossime missioni del programma Artemis.”

Un asset industriale che vale doppio

Per l’Italia, l’accordo ha un valore che supera il piano simbolico. Thales Alenia Space Italia è un attore industriale di primo livello nell’architettura delle infrastrutture spaziali abitate. Ha costruito i moduli pressurizzati della Stazione Spaziale Internazionale, i nodi di collegamento e i moduli logistici MPLM utilizzati dallo Space Shuttle. La competenza accumulata in quella filiera è diretta progenitrice del modulo lunare ora in sviluppo.

Affidare all’Italia la progettazione dell’habitat lunare significa inserire tecnologia e know-how italiani al centro del programma di esplorazione lunare a lungo termine degli Stati Uniti. La contropartita del posto per un astronauta è la componente visibile. Quella meno visibile è la posizione conquistata nella catena del valore di un mercato spaziale in rapida espansione.

Il contesto geopolitico amplifica il significato dell’accordo. La competizione tra Stati Uniti e Cina per la presenza sulla Luna è esplicita. Pechino ha annunciato l’obiettivo di far atterrare propri astronauti entro il 2030. Washington considera la base lunare permanente un presidio strategico. In questo quadro, le partnership tecnologiche con paesi alleati hanno un peso che va oltre la cooperazione scientifica.

L’Italia consolida la propria posizione in un programma che, dopo decenni di annunci, sembra aver trovato una direzione concreta.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/sara-giudice/" target="_self">Sara Giudice</a>

Di Sara Giudice

Nata e cresciuta a Milano, laureata in Relazioni Internazionali, dal 2021 scrivo per Telepress, dove racconto di cultura, arti in ogni loro forma, lifestyle e attualità, dedicandomi con entusiasmo alla sezione New Video. Il mio percorso di sei anni nell’editoria, subito dopo gli studi, orienta la mia attenzione verso tutto ciò che ruota attorno al mondo del libro, dell’arte e della cultura contemporanea.