Una nave britannica diretta in Canada con centinaia di emigrati italiani deportati, un sommergibile tedesco e oltre 800 morti. È una delle pagine meno conosciute della Seconda guerra mondiale quella raccontata da Arandora Star – 2 luglio 1940, il docufilm di Danilo Caracciolo presentato domenica 11 ottobre in anteprima nazionale al Pop Up Cinema Jolly 4K di Bologna. Prodotto dalla società bolognese POPCULT, in coproduzione con la tedesca SPIEGEL TV e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso la Film Commission, il film ricostruisce una tragedia che coinvolse profondamente le comunità italiane emigrate nel Regno Unito.
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, il governo britannico considerò potenziali nemici anche molti cittadini italiani residenti da anni nel Paese. Centinaia di loro furono arrestati e destinati all’internamento oltreoceano: lavoratori, commercianti, musicisti e professionisti, molto spesso senza alcun legame con il regime fascista. Per trasportare questa piccola comunità smarrita verso un destino lontano e imprevisto fu scelta l’Arandora Star. Il 2 luglio 1940, mentre navigava nell’Atlantico senza scorta, la nave fu colpita da un siluro del sommergibile tedesco U-47. Nell’affondamento persero la vita oltre 800 persone, tra cui centinaia di italiani.
Dall’Appennino parmense alle coste scozzesi
Il documentario, della durata di 60 minuti, alterna interviste e testimonianze a scene di finzione ispirate alle vicende dei deportati e delle famiglie rimaste a terra. Tra le voci raccolte figurano quelle di Graziella Feraboli, figlia di una delle vittime, e di Rupert Limentani, figlio di un sopravvissuto. Un ruolo centrale è riservato a Bardi, nell’Appennino parmense, che perse 48 persone nel naufragio. Da qui il racconto raggiunge Glasgow e le isole Ebridi, dove il mare restituì i corpi di alcune vittime e dove ancora oggi si trovano monumenti e luoghi commemorativi.
La storica
La ricostruzione storica si avvale dei contributi degli studiosi Gastone Breccia e Maria Serena Balestracci, quest’ultima anche coautrice della sceneggiatura. “A differenza di altre stragi della Seconda Guerra Mondiale”, racconta Balestracci a Telepress, “questa storia è piuttosto complessa perché coinvolge tre Paesi, ognuno dei quali ha commesso errori più o meno gravi di cui si è vergognato. A complicare la situazione c’è stato inoltre il silenzio dei familiari delle vittime e dei sopravvissuti, anche loro carichi di vergogna“.
Perché?
“Il fatto che fossero stati arrestati all’indomani della dichiarazione di guerra di Mussolini fece circolare le voci che la nave trasportasse fascisti: una diiceria che noi sappiamo falsa ma che è rimasta anche nel dopoguerra e che li ha spinti a tacere, così come ha taciuto il governo, perché l’Italia avendo dichiarato guerra alla Gran Bretagna aveva fatto un errore. Alla fine quelle furono vittime scomode e la loro posizione non sembrava chiara.
Per quanto riguarda gli altri paesi, la Germania ebbe certo delle responsabilità, ma anche la Gran Bretagna – che pure era dalla parte giusta della guerra e aveva la figura di Churchill che è difficile da scalfire – fece grandi errori: avrebbe dovuto ammettere di avere sbagliato, arrestato tantissimi innocenti senza selezionare davvero le persone portate in mare, deportate e quindi esposte a rischi enormi che sapevano esserci con quelle dinamiche, la nave ridipinta, il filo spinato, i cannoni… Non ne hanno mai parlato, non hanno mai fatto poi scuse ufficiali, non hanno mai rilasciato dichiarazioni ufficiali nei certificati… Hanno voluto un po’ insabbiare questa vicenda, ma come del resto è accaduto per anni anche in Italia e in Germania, condannandola all’oblio per decenni“.
La produttrice
Alla proiezione bolognese hanno partecipato la stessa Balestracci, il regista, alcuni interpreti e la produttrice Giusi Santoro, cui Telepress ha potuto chiedere come abbia incrociato e quindi raccontato questa storia. “Il progetto nasce addirittura 4 anni fa, quando una carissima amica mi presentò il presidente della Consulta degli Emiliano-Romagnoli che è di Borgotaro, in provincia di Parma. Lui mi parlò di questa storia che aveva colpito tantissimo il paesino di Bardi, che aveva avuto ben 48 vittime su 446 morti: in pratica, per quel paese il 2 luglio è una sorta di lutto cittadino.
A parte che nessuno sapesse niente di questa storia, trovavo pazzesco il legame che questo piccolo paesino aveva con il Galles e con l’Inghilterra in generale: infatti, era pieno di persone bilingui perché avevano i parenti tutti emigrati in Inghilterra e questa cosa mi aveva veramente colpito. Incredibile come una cosa così locale diventi un elemento di connessione internazionale. Ho seguito un po’ quel filone, poi ho chiesto il primo finanziamento alla Regione che mi ha dato uno sviluppo e quindi da lì è partita tutta la storia.
Con il regista avevamo già lavorato. Per prima cosa siamo andati a incontrare a Bardi i membri del comitato delle vittime dell’Arandora Star che adesso è diventata un’associazione nazionale. Dopo questa prima giornata, quando ci hanno raccontato ancora meglio questa storia che ovviamente ha dell’incredibile, volevamo saperne di più e siamo poi finiti in Scozia, in questi paesi fuori dal confine di qualunque immaginazione e quindi chiaramente la storia ci ha catturato.
Poi ho raccontato questa storia al Festival di Berlino, a una cara amica che fa la distributrice che guarda caso era collegata a Spigel TV e ha detto che la storia avrebbe potuto interessa anche i Tedeschi, visto che non se n’era mai parlato. Davanti a una storia pazzesca come questa tutti si illuminano, perché noi pensiamo di saper tutto della Seconda Guerra Mondiale, di aver già fatto tutti i documentari storici possibili e immaginabili, ma in realtà no, ci mancano ancora un sacco di di pezzetti come questo.
In parallelo l’associazione è andata avanti, la divulgazione è andata avanti, noi abbiamo fatto un sacco di lavoro proprio per tirar fuori dall’oblio questa storia e piano piano ogni tassello è andato al suo posto. A un certo punto poi si è mosso poi anche il mondo politico con questa onorevole che è entrata in contatto con una delle scrittrici che porta avanti da sempre questa storia a Casale Monferrato e da lì poi è arrivata la proposta di legge, su iniziativa dell’onorevole Enzo Amich, approvata all’unanimità e divenuta la legge 132/2026 che istituisce la Giornata Nazionale in memoria delle Vittime dell’Arandora Star. Come data è stato scelto l’11 ottobre, perché è il giorno in cui è mancato l’ultimo dei sopravvissuti”.
L’anteprima nazionale si è svolta proprio nella prima celebrazione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’Arandora Star. Dopo Bologna, la produzione prevede un percorso di distribuzione in diverse regioni italiane, accompagnato da incontri con le scuole, gli storici e i familiari delle vittime.

