Un doppio segnale di allerta per la biodiversità italiana arriva in queste settimane da territori apparentemente lontani fra loro: le campagne e il mare. Il monitoraggio condotto dalla Lipu nell’ambito del progetto internazionale Farmland Bird Index rivela che l’Italia ha perso il 33% degli uccelli che vivono e si riproducono nelle aree agricole, con punte che raggiungono il 50% nelle pianure alluvionali. Questo declino, documentato su scala nazionale, colpisce specie iconiche degli agroecosistemi come il torcicollo, il calandro e il saltimpalo, che hanno perso gran parte delle loro popolazioni negli ultimi decenni. Secondo gli esperti, la trasformazione del paesaggio, l’abbandono di pratiche agricole tradizionali e l’uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti chimici hanno ridotto la disponibilità di habitat e di risorse alimentari, mettendo a rischio non solo gli uccelli ma la salute complessiva degli ecosistemi agricoli e la qualità dei servizi naturali che essi forniscono.
Sul fronte marino, la scoperta di un esemplare rarissimo di pesce liocorno (Lophotus lacepede) spiaggiato sulla costa di Milazzo aggiunge un’altra tessera al quadro della fragilità degli ambienti naturali. Questo pesce mesopelagico normalmente vive nella zona crepuscolare del mare tra i 200 e i 1.000 metri di profondità ed è stato recuperato sulla spiaggia. Nonostante i tentativi di salvarlo, non è sopravvissuto. L’esemplare è caratterizzato da una protuberanza cefalica che gli ha attribuito il soprannome di “liocorno”; è stato sottoposto ad analisi scientifiche dalla Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Messina e sarà musealizzato e esposto al MuMa, il Museo del Mare di Milazzo, per continuare a raccontare al pubblico il fascino e i misteri degli abissi del Mediterraneo.
Questi due episodi, il declino degli uccelli delle campagne e il ritrovamento del liocorno, sono strettamente connessi dalla matrice delle pressioni antropiche che alterano habitat e reti trofiche. La “banalizzazione del paesaggio” in agricoltura, la perdita di siepi e filari, l’eccesso di chimica e l’urbanizzazione impoveriscono la fauna terrestre e contribuiscono a impatti a valle che raggiungono le coste e il mare. Allo stesso modo, gli spiaggiamenti e le apparizioni occasionali di specie profonde possono segnalare alterazioni ambientali, cambiamenti nelle correnti, nelle disponibilità trofiche o interferenze di origine umana che meritano indagini approfondite.
Per invertire questa tendenza è necessario un approccio integrato che metta al centro il ripristino degli habitat e la riduzione delle pressioni più dannose. Il nuovo Regolamento europeo per il ripristino della natura (Nature Restoration Law) offre un’opportunità importante, chiedendo tra l’altro il recupero di almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate entro il 2030 e la progressiva riduzione dell’uso di fertilizzanti sintetici. La tutela degli uccelli agricoli e la conservazione delle specie marine richiedono politiche che incentivino pratiche agricole rigenerative, la ricostituzione di elementi naturali nel paesaggio rurale, il monitoraggio continuativo delle popolazioni e interventi mirati per la salvaguardia degli ecosistemi marini.
La musealizzazione dell’esemplare di liocorno al MuMa potrà svolgere un ruolo importante nella sensibilizzazione del pubblico, trasformando una scoperta rara in un’occasione di conoscenza e responsabilità collettiva. Allo stesso tempo, i dati della Lipu devono tradursi in misure concrete a livello nazionale e regionale, con il coinvolgimento degli agricoltori, delle istituzioni e della società civile.
Fonte foto: Museo del Mare Milazzo

