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17 Giugno 2023 | Attualità

Chi è stato Paolo Portoghesi, maestro dell’architettura postmoderna

Aveva 92 ed era ancora al lavoro. Professore e progettista, ha diretto fra gli altri i lavori della moschea di Roma. È stato anche direttore e presidente della Biennale di Venezia.

Era conosciuto in tutto il mondo ma ha tenacemente amato l’Italia Paolo Portoghesi, l’architetto scomparso a fine maggio a 92 anni, dopo una vita densamente dedicata all’arte, alla progettazione e all’insegnamento. Grazie a lui l’Italia e alcuni dei suoi architetti hanno avuto grandi insegnamenti, soprattutto sul Postmoderno di cui Portoghesi era esponente raffinato, e tanti edifici che hanno saputo entrare nel paesaggio dandogli valore. E in Italia, si sa, non è una cosa scontata ovunque. Nonostante l’età, Portoghesi era ancora impegnato nel lavoro: stava infatti mettendo insieme un libro sulla bellezza, immaginiamo ispirandosi anche alle armonie costruttive che ha insegnato.

Tra accademia e progettazione

Portoghesi è stato un accademico molto apprezzato. Prima fu a Milano, alla facoltà di Architettura del Politecnico, dove insegnò Storia dell’Architettura dal 1967 al 1977 e fu Preside dal 1968 al 1976, in uno dei periodi più turbolenti della storia contemporanea italiana, anche all’interno delle Università. Poi a Roma, alla Sapienza, dove tenne per anni un corso di Geoarchitettura. Certo, però, non fu solamente un insegnante. Portoghesi amava progettare e si cimentò con sfide importanti: su tutte, la moschea di Roma, edificio del culto di Allah nella città papale per eccellenza; Casa Baldi; i complessi residenziali dell’Enel di Tarquinia; l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila; il teatro di Catanzaro. Suo anche il restauro della piazza del Teatro alla Scala di Milano, mentre all’estero ha lasciato alcune residenze a Berlino, incantevoli giardini a Montpellier, alberghi e fast food a Mosca e un’altra moschea, questa volta a Strasburgo. L’ultimo lavoro realizzato è stata la concattedrale di Lamezia Terme nel 2019.

Padre dei suoi progetti

In un’intervista rilasciata tanti anni fa all’ANSA Portoghesi disse: “Dovendo scegliere tre progetti che mi rappresentano, indicherei la chiesa della Sacra famiglia a Salerno (1974), la moschea di Roma (1995) e la piccola chiesa di San Cornelio e Cipriano a Calcata (2009)”, il paese dove ha a lungo vissuto insieme alla moglie, l’architetta e fotografa Giovanna Massobrio, e dove il Professore è mancato. Però, precisava Portoghesi, “i progetti sono un po’ tutti figli, ogni tanto li vado a trovare”.  L’architetto fu anche direttore architettura della Biennale di Venezia (1979), della quale poi è stato presidente dal 1983 al 1993, presidente dell’Accademia di San Luca, nonché accademico dei Lincei.  Nel 2016 aveva donato il suo archivio al Maxxi.

di Daniela Faggion

La moschea di Roma

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