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19 Aprile 2024 | Attualità, Economia

Cibo Made in Italy non ci sarebbe senza il lavoro degli immigrati

Secondo nove casi studio sono centinaia di migliaia le persone giunte in Italia dall’estero che lavorano per i prodotti tipici italiani Fino al 50% di manodopera straniera dietro alle filiere. Sarebbe questo il dato più vicino al reale dell’agroalimentare italiano, non il 31,7% à registrate a nome dei quasi 362mila lavoratori che risultavano immigrati in […]
Uomo nel grano - ph Pexels

Secondo nove casi studio sono centinaia di migliaia le persone giunte in Italia dall’estero che lavorano per i prodotti tipici italiani

Fino al 50% di manodopera straniera dietro alle filiere. Sarebbe questo il dato più vicino al reale dell’agroalimentare italiano, non il 31,7% à registrate a nome dei quasi 362mila lavoratori che risultavano immigrati in Italia alla fine del 2022. Ci sarebbe dunque un esercito di “invisibili” senza il quale le eccellenze italiane non arriverebbero dai campi alle tavole di tutto il mondo e non potrebbero generare – dati del 2023 – 600 miliardi di fatturato e 64 miliardi di export. Lo dicono le oltre 500 pagine del rapporto sui lavoratori immigrati nell’agroalimentare Made in Immigritaly. Terre, colture, culture’ commissionato dalla Fai-Cisl e realizzato dal Centro Studi Confronti.

L’agricoltura resta il settore più soggetto a sfruttamento e per questo quasi la metà dei provvedimenti giudiziari e delle inchieste condotte tra il 2017 e il 2021 su questo reato hanno riguardato il mondo dei campi, dal macro-fenomeno del caporalato in giù. I paesi da cui principalmente arrivano i lavoratori del comparto sono Romania, Marocco, India, Albania e Senegal, senza contare le nazionalità dei rifugiati, in genere provenienti dall’Africa subsahariana.

La ricerca propone nove casi studio territoriali in otto regioni italiane: Piemonte con l’area di Saluzzo e la frutticoltura; Lombardia con la pianura bergamasca e la produzione lattiero-casearia; Trentino con le mele della Val di Non; Veneto con la produzione di asparagi tra bassa padovana e Polesine, e area vitivinicola della Valpolicella: il Modenese con la lavorazione delle carni e la Romagna con la produzione avicola; la Campania con l’area di Castel Volturno; Puglia con il pomodoro nell’area della Capitanata: la Sicilia con le serre.

Gli immigrati hanno spesso anche imprese, proprio in agricoltura. Parlando di imprenditori, quelli agricoli stranieri in Italia sono complessivamente 28.029 (3% del totale nazionale). Il 61% (16.971) provengono da Paesi extra Ue e il 39% (11.058) da Paesi Ue. Le imprenditrici sono 12.040, circa il 43%.

di Daniela Faggion

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