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18 Febbraio 2026 | Attualità

Dalle Prealpi bergamasche riemerge il cranio di un rettile marino

Si tratta di un animale corazzato di oltre 200 milioni di anni conservato nel Museo civico di scienze naturali Enrico Caffi di Bergamo. Primo ritrovamento del genere in Italia, secondo al mondo.

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Un ritrovamento casuale sulle Prealpi bergamasche ha riportato alla luce il cranio fossile di un antico rettile marino, vissuto nel Triassico superiore, più di 200 milioni di anni fa. Si tratta di un giovane esemplare di Macroplacus raeticus, appartenente al gruppo dei placodonti, animali dall’aspetto compatto – in parte simile a quello di una tartaruga, ma non imparentato con essa – dotati di caratteristici denti “a piastra”, utilizzati per frantumare gusci di molluschi e crostacei.

Il reperto è oggi esposto al Museo civico di scienze naturali Enrico Caffi di Bergamo ed è stato descritto in uno studio firmato da Stefania Nosotti e Simone Maganuco, ricercatori indipendenti affiliati al Museo di Storia Naturale di Milano, insieme a Federico Confortini. Il cranio, conservato in tre dimensioni e ancora in parte inglobato nella roccia, proviene probabilmente dal “Calcare di Zu”, una formazione geologica del Retico. È stato individuato per caso tra le pietre di un pendio nei pressi di Orezzo, nel territorio di Gazzaniga, dall’escursionista Pio Carlo Brizzi, che lo ha consegnato al museo per permetterne lo studio e la conservazione.

«La forma del cranio e i denti a piastra hanno fatto pensare subito a un placodonte», spiega Nosotti. La sorpresa è arrivata quando le analisi hanno indicato una specie estremamente rara: finora era nota un’unica testimonianza, un cranio rinvenuto sulle Alpi bavaresi e descritto negli anni Settanta. Quello bergamasco rappresenta quindi il secondo esemplare conosciuto al mondo e il primo scoperto in Italia. Le diverse dimensioni dei due crani suggeriscono che appartengano a fasi di crescita differenti: il fossile italiano, più piccolo, sarebbe un giovane, mentre quello bavarese, circa il doppio, un adulto.

L’attribuzione è stata possibile grazie a uno studio anatomico dettagliato, supportato anche dalla tomografia computerizzata, che ha permesso di osservare le parti interne non visibili a occhio nudo. «Anche l’analisi dei rapporti di parentela con le altre specie conferma la stretta affinità del nuovo esemplare – aggiunge Maganuco – offrendo al tempo stesso un importante aggiornamento delle conoscenze sui placodonti». Questo piccolo cranio apre una finestra su un mare antico e su una linea evolutiva ancora poco conosciuta: un tassello prezioso per ricostruire la biodiversità di oltre duecento milioni di anni fa.

Di <a href="https://www.telepress.news/author/daniela-faggion/" target="_self">Daniela Faggion</a>

Di Daniela Faggion

Emiliana di nascita, non ho ancora deciso dove mi piacerebbe mettere radici: nel frattempo sto in prestito a Milano dal 2000. Giornalista pubblicista dal 2003 e professionista dal 2006, ho lavorato per diversi media e pubblicato due libri. Scrivo per Telepress dal 2022 e mi occupo di attualità, scienze, ambiente, ed enogastronomia, sempre per raccontare l'Italia vista dal mondo e l'Italia in giro per il mondo.