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23 Ottobre 2023 | Attualità

Donne italiane mamme dopo i 32 anni

Cresce ancora l’età media delle mamme italiane, che diventano primipare sempre più tardi. Ma questo è solo uno dei motivi della de-natalità del Paese. Telepress intervista l’ostetrica Gloria Margherita Roberti, tra i protagonisti di “Adamo 2050”.

Mamma mia! Il Paese dei “mammoni” per eccellenza ha mamme sempre più anziane. Secondo il Rapporto sull’evento nascita in Italia del Ministero della Salute, per le donne italiane l’età media al primo figlio è passata da 31,5 anni nel 2012 a 32,2 anni nel 2022. Non solo. Anche le donne con cittadinanza estera che vengono a vivere qui spostano in avanti le lancette dell’orologio biologico e iniziano a partorire (in media) dai 29,2 anni in avanti, mentre il dato precedente era a 27,7 anni. E per fortuna che ci sono mamme di altre nazioni: a loro si deve un quinto (20%) dei nuovi nati lo scorso anno; un quarto “abbondante” (26%), addirittura, al Centro-Nord. E mentre cresce l’età del primo parto, cresce anche il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, che ha conosciuto nel decennio considerato un aumento del 73%.

Nonostante questi “contributi” continua in Italia il fenomeno della denatalità: i nuovi nati all’anno sono passati da 535.428 (2012) a 393.997 (2022). È chiaro che quando si cominciavano a fare figli a 20 anni, bisognava aspettare solo 20 anni (idealmente) per vedere una nuova generazione. Cominciando dopo i 30 è chiaro che l’inizio della generazione si allunga. A questo argomento, qualche mese fa, una nota marca di prodotti per l’infanzia ha dedicato un corto emozionante. Si intitola Adamo 2050 e immagina la vita dell’ultimo bambino nato in Italia. Fra i protagonisti c’è l’ostetrica Gloria Margherita Roberti, che vive e lavora a Milano.

“I fattori in gioco sono ovviamente tanti. È chiaro che una maggiore scolarizzazione della popolazione ha spinto più avanti il momento in cui le coppie mettono su famiglia”. Perché i figli, di solito, si fanno in due. “È chiaro che una donna più emancipata pensa alla famiglia in modo diverso, più consapevole, ma è vero anche che in Italia c’è stato uno slittamento in avanti dell’età delle donne al primo figlio che non c’è nei paesi nordici, dove le mamme – anche in carriera – sono tendenzialmente più giovani. E qui entrano in gioco i fattori sociali, perché è innegabile che, soprattutto nelle città, sia carente la rete sociale e familiare a supporto della donna. Le donne italiane oggi fanno i figli “da sole”: una volta avevano vicino la mamma, le sorelle e i fratelli, magari le zie… adesso sono tendenzialmente sole, anche perché più è grande la mamma, più anziani sono anche solo i suoi genitori”.

E poi c’è un elemento economico non indifferente: “È cambiato il costo dei figli in generale e il supporto sociale non va di pari passo con questo. Per fare un figlio adesso bisogna soprattutto fare tanti conti”. Anche perché il famoso welfare a sostegno delle famiglie resta spesso una iniziativa di singole aziende che fanno notizia ogni tanto ma non possono fare davvero la differenza.

Fortunatamente, il Rapporto ministeriale segnala che ci sono anche meno bimbi nati morti: nel 2022 sono stati 994, corrispondenti a un tasso di natimortalità di 2,40 ogni 1.000 nati. In questo il lavoro di medici e ostetriche come Roberti è fondamentale, visto che sono date in aumento le visite effettuate in gestazione: nel 91,9% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4, nel 76,7% dei casi si effettuano più di 3 ecografie. In calo inoltre i parti cesarei, come raccomandato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità: sono passati dal 36% del 2012 al 31% circa del 2022.

 

di Daniela Faggion

mamma

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