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23 Marzo 2022 | Attualità

Dopo il diploma: sempre più giovani scelgono le alternative all’università

“Dopo il Diploma” è il nome della ricerca condotta da Skuola.net e ELIS con l’obiettivo di comprendere le scelte di vita dei giovani dopo gli studi superiori. La carriera universitaria resta il percorso principale per la metà degli intervistati, ma c’è crescente interesse verso le alternative: uno su dieci sceglierebbe corsi professionalizzanti non universitari, uno su cinque punta a cercare lavoro subito, uno su dieci vorrebbe andare all’estero per tentare la fortuna. Molti ragazzi e ragazze mirano ad aprire una loro azienda. 

Questi sono alcuni dati della ricerca realizzata in collaborazione con Skuola.net presentata in occasione della ELIS Open Week. L’Associazione Centro ELIS è un’organizzazione ONG non profit che opera in sinergia con istituzioni pubbliche e soggetti privati per formare persone al lavoro.

Ciò che emerge dalla ricerca, condotta su un campione di tremila alunni delle scuole superiori, è che l’università rimane il percorso principale dopo la scuola per uno studente su due, ma si registra una flessione sensibile rispetto ai dati raccolti lo scorso anno: l’11% di studenti in meno è intenzionato a considerare esclusivamente l’opzione università dopo il diploma. Tra quanti hanno in programma di andare all’università, il 19% cambierebbe idea se venisse a conoscenza di un percorso alternativo capace di garantire valide opportunità di carriera. Gli adolescenti sembrano dunque interessanti a una maggiore praticità dei percorsi di formazione; ipotesi che viene rafforzata dalla flessione delle iscrizioni ai licei rispetto a dodici mesi fa: un fatto storico che non avveniva da dieci anni.

Uno studente su cinque, subito dopo la maturità punta a trovare un lavoro, cercando un impiego (8%) oppure seguendo un corso professionalizzante non universitario (10%) come gli ITS, Istituti Tecnici Superiori, o gli IFTS, Istruzione e Formazione Tecnica Superiore.

La generazione Z, i nati tra il 1995 e il 2010, sembra non essere intenzionata a fare parte dei cosiddetti NEET, acronimo inglese di Neither in Employment or in Education or Training che sta ad indicare i giovani non impegnati nel lavoro, né nello studio né nella formazione.

Quasi la metà (45%) dei ragazzi intercettati dall’indagine racconta di fare già parte del mondo del lavoro: il 26% lavora nei periodi di pausa dalla didattica, il 19% anche durante i mesi di scuola. In sei casi su sette si tratta dei classici “lavoretti”, come cameriere, babysitter o fattorino; uno su sette, invece, guadagna con lavori digitali: e-commerce, lo sviluppo e la gestione di app e servizi online, la gestione di pagine social, l’influencer marketing, il fintech, il gaming e l’informazione online sono i più diffusi.

Una volta completato il ciclo di studi superiori, un intervistato su quattro vorrebbe diventare imprenditore e mira a creare la propria azienda. Tra loro, la maggior parte (59%) pensa di avere in mano l’idea vincente e uno su dieci dichiara di stare già sviluppando la sua impresa insieme a un team.

Complice anche il periodo storico, si avverte un diffuso senso di spaesamento: significativo è il fatto che quasi la metà degli studenti intervistati (45%), compresi i maturandi, ammette di non avere ancora chiaro cosa fare dopo la scuola. Uno studente su cinque pensa di dedicare i mesi successivi al suo diploma alla riflessione sul futuro o di prendersi un anno sabbatico; uno su dieci prospetta di trasferirsi all’estero per tentare la fortuna.

“La scuola italiana secondaria ha difficoltà a orientare i propri studenti – sottolinea Gianluca Sabatini, responsabile Marketing ELIS – soprattutto nel passaggio che vede quasi la metà dei ragazzi intervistati ‘abbastanza o del tutto disorientati’ riguardo il proprio futuro professionale. La formazione scolastica dovrebbe invece sostenere i giovani nel loro progetto di vita valorizzando le loro propensioni culturali e professionali. È necessario quindi sviluppare una didattica che sia esperienza e relazione. Per farlo, bisogna portare le aziende dentro le scuole e la scuola superiore dentro le aziende.” 

 

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Di Zaira Nobile

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